lunedì 1 ottobre 2012

senza armonia. e senza ruote.


L'altro giorno dopo aver visto i quadri di R. ho pensato che i pittori non hanno nessun bisogno di chiudere nella tela un'intera storia; nessuno si aspetta che lo facciano.La storia non c'è. Un quadro è la storia di chi ha visitato un luogo e l'ha riposizionato. I pittori hanno la libertà di non considerare il tempo, ci si devono solo sedere dentro. L' oggetto dipinto non si muove, non deve. Ha il dovere e il compito di restare fermo, anzi. Il tempo gli sta intorno,lo aggira. Dal momento in cui il quadro è finito, la sua storia si ferma. Tutto il tempo si consuma nel cercare di fermare qualcosa che naturalemnte si muoverebbe. Al contrario della fotografia, forse, il viaggio, il movimento nel tempo, arrivano da dentro. La fotografia è l'istante, quell'istante il più preciso possibile, l'istante in cui il fotografo ha scattato. Il quadro è la fine. Il quadro è il risultato del viaggio dell'immagine nel paesaggio interiore dell'artista. Si potrebbe dire che ne è la traccia, l'impressione del suo paesaggio interiore (una crocefissione) illuminata dalla luce e fermata su tela.

Penso questo.
che quello che sento io, questa specie di impedimento a scrivere di qualcosa che non sono io nel momento in cui scrivo, questo incepparsi continuo di ogni tentativo di strutturare qualcosa che si muova con continuità fluttuante, allegra, all'interno di un tempo dato,il tempo della pagina, questa repulsione alla struttura, stia nelfatto che mi sento più vicina ad altro, anche se non so dipingere,perché non so collocare le cose in rapporto tra loro nel tempo ma neanche nello spazio. Non trovo relazioni causali tra le cose, né spaziali né temporali.
Sono definitivamente fottuta in questo limbo rapido di processi che non so cogliere. o forse non voglio. Non mi interessano. Anche nei romanzi, non mi interesso al romanzo, cerco l'autore diperatamente. se non lo trovo, arranco, dopo un po' perdo terreno e mi arrendo alla noia.
e così che sono. elementare. faccio solo delle connessioni elementari, il più delle volte legate a quello che la mia esperienza è in grado di cogliere e di salvare.

G dice che non mi fido delle parole. E' così che sono: Per la maggior parte del tempo, quando le cose si complicano, propenderei per il silenzio. Non ho parole per quello che succede perché non ho risposte sicure dentro di me. non ho un sistema forte di paragone interiore, qualcosa cui accostare la mano per dire: più o meno così. 
Non ho equivalenze.
Ho parole solo per pochi momenti minuti.

Lo spazio tra i momenti non è che non esista.
Esiste, non lo nego.
Semplicemente non riesco ad esprimerlo.


Poi non mi piace scrivere per qualcosa.
Non scrivo per arrivare a capire meglio le cose. Non credo nelle parole, come dice G.
Infatti è lui che trova le parole per quello che succede.
Io scrivo per salvare il tempo da se stesso.
Gli trovo un punto più elevato possibile, perché non sia travolto dall'altro tempo che gli scorre subito sopra.

Non è un lavoro socialmente utile,
me ne rendo conto. 

Le nuvole prendono una sembianza, a volte si ha voglia di dire di quella sembianza, 
di dispiegarla. 
 


Oggi ho trovato uno di quei profumi che sono la riproduzione farlocca di profumi famosi.
Non so se ne siano davvero la riproduzione, ma costano tre euro e cinquanta contro cento.
i profumi mi tirano molto su il morale.
quando posso vado a sniffare direttamente nelle profumerie. Ma a volte ho voglia di una profumo preciso, mi sforzo di immaginarlo bene, com'è. com'è? ecco, mi dico, ho bisogno di respirare esattamente questo profumo, che però non so se esiste o no.

Mi compravo un profumino farlocco, mi inebriavo della sua volgarità non pretenziosa, è una specie di tavernello dell'olfatto.
Se c'è una cosa di cui sono sicura è che la mia vita non è una storia e non può essere raccontata come una storia. 
Magari altre vite sì, chi dice niente. non c'è niente di male ad avere una vita che è una storia, con una parabola o anche più di una. 
Ma la mia no. non va né in alto né in basso nè a destra né a sinistra. E' probabilistica.  Senza armonia. Senza ruote.





 

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