martedì 21 settembre 2010

il trattore con l'ano

dunque. oggi ho visto questo trattore con l'ano. appena l'ho visto sono rimasta interdetta perché non pensavo che in vita mia avrei mai vista una cosa simile. aveva proprio l'ano. era un trattore con l'ano (anche un po' sporco).
l'ho seguito per un po' perché non riuscivo a capacitarmene e poi l'ho fotografato (con il cellulare) per non dimenticarmelo mai più. non ho idea di quanti trattori con l'ano uno possa vedere nella vita. in un'intera vita, io credo, ci siano persone che non ne vedono neppure uno e qualcuno che ha forse la fortuna di vedere tre o magari quattro trattori con l'ano, ma è un fatto rarissimo che si può contare sulla punta delle dita. dubito che a me ricapiterà più, perché non sono una persona particolarmente fortunata. per esempio, al gratta e vinci la mamma di buz qualche tempo fa ha vinto ventimila euro, io solo una volta ho vinto al gratta e vinci ma ho vinto lo stesso di quanto costava il biglietto e subito ne ho comprato un altro e ho perso. poi ne ho comprato ancora qualcuno per vedere se ricapitava, ma non è ricapitato,e alla fine ho deciso di non provarci più. perciò non credo di poter ambire ad essere di quelli a cui capita due o più volte di seguito di incrociare un trattore con l'ano, sono cose, diciamolo, che non capitano a tutti.
in ogni caso sono molto contenta che quest'occasione sia stata data a me e dedico questa  mia visione a tutti quelli, più sfortunati, che mai vedranno da vicino un trattore con l'ano come l'ho visto io.

lunedì 20 settembre 2010

veglia


Una persona che decide di vivere durante la notte, 
di aspettare la luce.
il suo lavoro è assistere
essere testimone del buio.
la veglia richiede uno stato di concentrazione 
una forza di immaginazione che risiede
nell'essere sorpresi da ciò che non c’è, 
o non c’è ancora 
o non c’è più.

domenica 19 settembre 2010

i miei castelli

poi ti dico

devi farti curare i denti
ma tu non mi rispondi mai
sembra che non ti importi
di questo
e allora io lo interpreto
come un segno
di grande saggezza
di un disimpegno
nei confronti miei
dove tutto
i denti
e il resto
sono tuoi. è necessario
scegliere una strada
questo capisco. e so
che non abbiamo soldi
e che tutto ci sta addosso
come un cane arrabbiato
ma siamo qui
siamo qui 
e ti amo
ti rispetto
ti condono.
la realtà 
è che ti chiedo dei denti per parlare di noi.
ti chiedo dei denti per sapere 
che ne sarà
della televisione
delle scarpe da casa
del frigorifero
e di me?
ma vedo bene che non vuoi parlare
dici che ad un certo punto
per lottare contro il male
bisogna avere una filosofia
per spingere con forza contro
quello che ti vuole schiacciare
del resto non mi dici
il frigorifero
niente
non è compreso nel discorso sul destino
il frigo.
io farò quel che posso.
sarò al tuo fianco perché questo sono
se sono qualcosa
sono questo qualcosa che ti sta a fianco.


potranno anche sembrarti strane le mie poesie
ma sono la mia paletta
e la mia sabbia
sono i miei castelli
le mie chiavi
inglesi.
non devono essere belle
devono reggere
come le cose di una volta:
mio nonno vendeva la tela
e per far vedere
quanto era buona
vede- diceva alla cliente -
e la strattonava.

linoleum

adesso è un periodo che tutto quello che fa schifo 
devi dire per forza che non fa schifo.
il linoleum per esempio, ma sai che adesso fanno un  linoleum che non è come quello di una volta,
è bellissimo. poi lo vedi: linoleum uguale identico a quello di una volta.

venerdì 17 settembre 2010

prima.

prima ero veramente nella merda perché dato che avevo finito i soldi, tutti i soldi,dico, erano proprio finiti.
cioè, per dir la verità c'erano ancora cinque euro, però non si potevano prendere perché il bancomat non te li dà, cinque euro.
meno di venti il mio bancomat non te li dà. così non sapevo come fare.
però ho pensato, vedi il destino. di sicuro ci penserà.
poi siamo andati a cena.
oggi sono andata in biblioteca e ho preso due libri di siri hustvedt perché paola mi ha fatto venire voglia di leggerla.ma ho ancora da finnire l'uccello che girava le viti del mondo e anche l'arte di correre che mi ha regalato d per il mio compleanno. allora mi è presa l'ansia perchè dato che siri l'ho presa in bilioteca, la dovrei leggere prima degli altri perché poi va restituita. ma poi ho anche pensato, rispettiamo i turni. al limite siri starà un po' co noi e poi, se non facciamo  a tempo al limite la si restituisce e la si prende un'altra volta, quando sarà il suo turno. non si possonno affastellare smepre le cose. così abbiamo concordato che siri è qui solo in visita. sta sul letto, sul comodino, però non la si legge finché non è finito l'uccello. perché l'uccello è ormai alla fine e non lo sipuò mollare così, solo per ragioni circostanziali di tempistiche bibliotecarie.non sarebbe giusto.
è giusto che siri aspetti il suo momento. anche se ora è la star della situazione.
è un grande casino.
se il destino non si muove qua non so come stiamo messi.
però le prospettive non sono grigie.
ho fatto una lavatrice mista. è un azzardo mettere nero e rosso insieme. è un azzardo.
avevo quelle cartine che assorbono il colore. quelle cartine per on far stingere. speriamo che funzionino.
altrimenti domani tutto un misto che non si sa come si combina, se stinge il rosso o se stinge il nero.
bisogna stare calmi.
bisogna proprio dire: qui si vedrà. non si può fare molto, mi rendo conto. non si può fare moltissimo. mi rendo conto.

domenica 12 settembre 2010

swan (ringramenti)

massì massì massì
rifacciamo tutto
rifacciamo proprio tutto.
dato che qui si è cominciato, continuiamo.
mi sono vista allo specchio
per la prima volta dopo tanto tempo
e so che questo non era nelle regole ma non me ne frega.
mi sono vista allo specchio perché mi avete lasciato uno specchio
in cui guardarmi.
non so se ve lo eravate dimenticato o se quello specchio era lì apposta perché io mi ci specchiassi dentro.
il programma non mi è ancora chiaro
non è detto che il programma debba essere chiaro a tutti, questo lo so, forse il programma non voleva che mi guardassi allo specchio, ma il programma prevedeva forse
che io lo trovassi, uno specchio, o che lo specchio fosse stato
appositamente lasciato perchè mi ci guardassi dentro.
ma questo rea forse il programma secondario, che forse prevedeva appunto che io contravvenissi al programma primario
e mi cispecchiassi dentro, come nelle favole che uno non lo sa ma finisce per fare proprio quello chenon doveva fare, e lo fa. e poi si scropre che quella era proprio la cosa che doveva fare, anche se all'inizio si era detto che assolutamente quella era la cosa che non si doveva fare. le favole funzionano sempre così.
in ogni caso
mi ci sono guardata, nello specchio. era uno specchio unghia, bianco, un bello specchio pulito.
il programma primario non voleva
ma il programma secondario l'aveva previsto
c'è sempre un programma secondario.
e perciò non so se devo sentirmi male
o bene
dato che non ho rispettato il programma
e mi sono guardata allo specchio
ma forse ho rispettato il programma che stava dietro il progragramma, perciò forse ho fato proprio quello che dovevo fare, anche se il programmanon lo direbbe e anczi direbe proprio il contrario.
il programma dice non guardarsi allo specchio

e io questo programma non l'ho rispettato perché mi sono guardata
però forse ho fatto bene a guardarmi perché
e in tutta sincerità
non mi sono piaciuta.
se uno non si piace è ancora nel programma
o no?
il programma mi pare che voleva questo.
o forse no.
comunque me ne fotto del programma.

mi sono rimessa le bende.
non credo di volermele più togliere.
vi ringrazio dello sforzo
ma queste bende sono la cosa migliore che ho mai avuto addosso.
meglio di un bel vestito di dolce e gabbana
o dior
o rocco barocco
o intimissimi
o malizia
o krizia
o dior
l'ho già detto.
comunque

se potessi scegliere, ci sarei nata
con queste bende.

mercoledì 8 settembre 2010

quando muore ammazzata una persona giusta

quando muore ammazzata una persona giusta,
tutti si sentono un po' più giusti del solito,
un po’ più amanti della giustizia del solito.
come da bambini quando uno
ha una cosa che tu non hai,
e ti fa venire voglia di averla anche tu.
Quando muore ammazzata una persona giusta,
tutti trovano le parole
per celebrarne il coraggio di essere morta
e di essere vissuta con entrambe le mani
sul timone. Come se fosse un lascito,
un bingo,
un attestato di benemerenza al genere umano,
una persona buona morta ammazzata,
e non una sterzata, un secco arresto,
un peccato
per la parola ingoiata,
per la parola muta per sempre
inascoltata.

martedì 7 settembre 2010

la morte di e

fanculo. oggi c'è stato il funerale di evelina. era talmente tanto che era malata che non pensavo più che la malattia potesse farle male. un mesetto fa l'ho incontrata al mercato del giovedì che guardava i vestiti, aveva l'ossigeno. 
quando l'ho vista da lontano non ho avuto il coraggio di avvicinarmi per non salutarla, perché non sapevo come fare, con l'ossigeno, a far finta che lei stesse bene. cosa le potevo dire, cosa le potevo chiedere: come va?
però poi alla fine ci sono arrivata a lei, e ci siamo salutate così, in fretta, perché lei non era per niente tipo da fare tragedie, anche se in effetti si trattava proprio di quello. evelina mi piaceva tanto. non ci voleva che dovesse morire, non ci voleva proprio. è una cazzata enorme che succedano cose del genere, così ingiuste e cieche e senza senso. lo so che è inutile protestare, inutile e goffo. però, del resto, cos'altro potrei fare?
oltretutto non so proprio cosa fare a parte sentirmi triste per non averle detto nient'altro. per aver avuto paura di parlarle mentre aveva l'ossigeno. come se l'ossigeno fosse qualcosa con cui non volevo avere a che fare, perchè era il segno che lei era malata e non si poteva far finta di niente. e io avevo paura, più paura di lei, probabilmente, di quell'ossigeno e di quella cosa che non si poteva più far finta che non ci fosse.
certe persone nascono coraggiose, non si sa perché. da cosa gli venga il coraggio. 
evelina era una così, era coraggiosa, parlava di tutto, della vita e della morte, dei suoi figli e della morfina. non c'era qualcosa di cui si potesse parlare e qualcosa di cui nnon si potesse parlare. e questa cosa a me a volte mi ha messo in diffcioltà, perchè io questo ocraggio nnon ce l'ho e forse non ce l'avrò mai. non sono capace di fare come lei e non credo che sia una cosa che si possa imparare.
perciò adesso mi vergogno anche di questo, di non essere stata capace di dirle che mi dispiaceva vederla con l'ossigeno, e che mi dispaceva che stesse male e di vedere ch e c'era rimasto poco tempo e che mi dispiaceva e basta. senza tante menate. invece ho fatto solo quel sorrisino idiota, per andar via veloce da lì, per far fnta di non averla incontrata né vista, come se quel giorno al mercato non ci fossi proprio andata, o non ci fosse andata lei. perciò oggi, quando ho saputo che c'era il suo funerale, mi sono sentita così triste e mi sono vergognata di non aver capito, che anche se camminava, se parlava, se salutava tutti, quel giorno al mercato, quelli erano i suoi ultimi giorni e forse, se l'avessi capito, se non mi fossi fatta prendere dal panico per quell'ossigeno che mi faceva paura, allora sarei stata capace di parlarle un minuto di più e di dirle, so che è tardi, che c'è poco tempo, mi dispiace.

lunedì 6 settembre 2010

orsetti, salvezza.


si, cari amici e care amiche, anche voi potete farcela. anche voi potete produrre un orsetto all'uncinetto. so che all'inizio potrà sembrarvi un'operazione impossibile, tante volte anch'io l'ho pensato, tante volte mi sono detta: cazzo che fai, ma chi cazzo te lo fa fare ma vaffanculo. cazzo.
però poi sono arrivata alla fine del mio orsetto ed ora sono talmente fiera di lui che intendo portare avanti una produzione di orsetti illimitata.
il prossimo lo comincerò domani con un filo in cotone verdolino. ho deciso così. perché una volta che si è entrati nel tunnel della produzione di orsetti uscirne è pressoché impossibile. infatti quasi niente offre una sensazione di onnipotenza simile al trasformare del filo in qualcosa con una faccia un naso e delle orecchie. non c'è niente da fare, credo che anche dio abbia provato una sensazione simile creando l'homo erectus, l'uomo di neanderthal e l'hoo sapiens. inoltre, al contrario di noi, gli orsetti non sono in grado, per il momento, di riprodursi da soli. i miei orsetti sono completamente innocui e incapaci di nuocere a chichessia, non sono molesti, non puzzano e non battono le mani, non parlano e non sono ammanicati in cosche mafiose. sono orsetti il cui compito non si distanzia mai dal loro fine ultimo di essere semplicissimi orsetti all'uncinetto.
tutto qua. un orsetto non sarà una soluzione definitiva, ma per un po'potrebbe esserlo e in ogni caso, come si dice, meglio che niente. o anche: meglio un orsetto che una bolletta del gas invernale. oltretutto questo orsetto, una volta finito, lo puoi anche regalare (nel mio caso per esempio è così) e quindi non intasa, non si sovrappone al mobilio, appena fatto se ne va subito, creando uno spazio vuoto che chiede all'istante di essere riempito.
l'unico problema è che facendo gli orsetti è impossibile fare qualsiasi altra cosa. non si può leggere, non si può fumare, non si può parlare al telefono. al limite si può ascoltare la radio.
in ogni caso, io questa cosa ve l'ho rivelata perché da un pò di tempo sto riflettendo sul fatto che bisogna che la smetta di scrivere solo cose ammorbanti, e mi sono data come compito di scrivere almeno ogni tanto proposte alternative alla pochezza della vita. per ora l'unica soluzione che mi è venuta è questa degli orsetti, perdonatemene.

mercoledì 1 settembre 2010

male al dito e scrittura

il dottore ha poi detto che il dito non è un'artrite
che non ci sono i termini perché non è gonfio, non è sfigurato
nel senso della forma, come dito, non è ingobbito, non è stortato come invece sono normalmente le dita affette dall'artrite. quindi, ha detto il dolore, il suo dolore al dito non c'entra niente con l'artrite. ha detto anche che è evidente ch eil dito stia soffrendo, che nessuno lo mette in dubbio. ma la colpa non è dell'artrite. e neanche dell'artrosi o di altri mali del genere.
il dito sta soffrendo una forma di usura per il fatto di essere troppo usato.
lei scrive al computer? ho detto di sì.
scrive molto?
ho detto sì.
ci mette molta forza?
non so.
e il dottore ha detto: con quest'usura qui
i casi sono due: o si tiene il male al dito, o non scrive più.