domenica 30 gennaio 2011

le barbe ferme














Dove andavano era dietro perché dopo infatti sparivano
poi si sono visti e poi sparivano di nuovo. 
Lo facevano per essere soli. 
E per essere accompagnati.

Lo facevano per natura del loro essere
di andare piano come gli dicevano
come si studia a scuola o altro
per la stessa strada come gli dicevano
per fare piano: Piano piano - dicevano.
Per rompere niente. E nemmeno gli alberi ricamati.

Vedi: (guarda in su) Tutto ha la sua ragione,
(guarda in giù) Anche se cade.

I nanetti se ne vanno in miniera
cantano e si dondolano
la lampada a petrolio nella mano
- cantano e si dondolano
salgono sul pendìo - la neve, il vento
le barbe ferme.








mercoledì 26 gennaio 2011

sbagliare non si può



















per mettere in fila
prima dice tutto a posto
per mettere in fila il prima
dopo è come le perle
ma anche la luna viene in fila
anche il sole viene in fila 
come tutte le altre cose che vengono:
 la luna dice che è gialla
 il sole dice che è giallo
 il cielo dice che è azzurro
 il mare dice che è azzurro
 il prato dice che è verde
 la foglia dice che è verde
sbagliare non si può.

sabato 22 gennaio 2011

servizio fotografico per quaquaraquà




quaquaraqua' voleva farsi il book per i provini perché poi quando ti chiedono le foto non le hai mai, ha detto ,allora io ho detto va bene quaquaraqua, mettiti in posa dove vuoi che ti faccio qualche foto. allora lui si è messo sulla stufa, sul bordo, perché faceva caldo . all'inizio era preoccupato per i piedi, di non bruciarseli. ma poi si è sentito a suo agio e non ci pensava più, ai piedi. per via della vanità.
 infatti qua, come si vede, sprezzante del pericolo, quaquaraquà si è avvicinato alla zona più calda e pericolosa della stufa,per dimostrare la sua impavidità (alla casting?mah)(notare che sotto le zampe,quaquaraquà, ha comunque preferito mettere un piccolo tappo di latta per sicurezza)
più da vicino: solo, quasi al centro della zona più calda, guarda verso l'alto sprezzante del calore ai piedi (sempre sul tappino)
si può dire che quaquaraquà qui abbia voluto proprio dare il massimo di se stesso.infatti ha voluto starsene pensieroso sul bordo di questo buco infiammato. per mostrare che potrebbe anche andar bene ad esempio per un film d'azione.volendo.non si sa mai.
poi siamo usciti a rinfrescarci i piedi e dare un'occhiata se c'erano altri uccelli (veri) da salutare.
quaquaraquà che si staglia contro l'azzurro del cielo.
qui niente, quaquaraqua ha voluto una foto sul balcone. con dietro, ahimè, gli spazzoloni. questo succede quando uno si fa fare i book casalinghi senza rivolgersi a fotografi professionali.
 ecco poi quaquaraquà c'ha preso gusto e ha voluto fare altre foto in cucina .in stile monumentale.
 tra le tazze.
 accanto ad un collega (più famoso di lui).
per finire, quaquaraqua, si è fatto un giro in altalena sul mestolo (uno dei suoi passatempi preferiti). 

mercoledì 19 gennaio 2011

l'accezione del verbo fare (lettera a un amico che si è rotto)

Certo è un peccato,
ma la tua scelta di mollare tutto non scatenerà molto scandalo o sgomento intorno a te.
Tutt'al più sarai uno in meno nel mucchione, uno in meno a brucare il giardinetto, quindi meglio.
In ogni caso hai la mia comprensione e la mia solidarietà; anch'io mi interrogo sul futuro e può darsi che mi costi ad un certo punto di smettere di dare spallate per un filo d'erba secca. Quello che vorrei dirti è che non stai facendo nessun errore. Non è un errore arrendersi quando non ci sono scelte.
Però la resa non è solo sollievo, è anche una porzione di libertà in meno.E dipende quanto necessaria ti sia, fisiologicamente, esistenzialmente, cronicamente, questa libertà. Quanto, in definitiva, tu sia adatto ad adattarti a non averla più.
Quando parlo di libertà, parlo della possibilità, stuprata e schiacciata e misera, mi rendo conto, di lavorare su qualcosa che ti riguarda. Di dire per esempio qualcosa che hai bisogno di dire. Sta in questo bisogno e nella relativa certezza di poterlo soddisfare, la libertà. Secondo me.
Se non hai bisogno di questo, se non hai pù questo bisogno o questa relativa certezza, fai benissimo a lasciar perdere. Perché in cambio non c'è una beata minchia. E questo non solo si sa, ma ci siamo rassegnati a considerarlo un fatto normale. Cioè: Ci siamo abituati al fatto che il nostro non sia un lavoro ma la finzione di questo lavoro, portata all'estremo della volgarità e del raggiro di se stessi e degli altri.
Di fatto, fare quel che facciamo (o che facciamo finta di fare, a seconda dell'accezione del verbo fare * che intendiamo assumere) è un lusso. Perché sia diventato un lusso, questo, io non lo capisco; una volta le persone che svolgevano questo lavoro erano considerate utili, mentre adesso non lo sono più. Non lo so il perché. Che sia tale la tristezza, la mancanza di speranza, che nessuno ritiene più utile che ci sia qualcuno che svolga un lavoro legato al sogno? E' possibile. E' come se il sogno fosse diventato talmente imprudente e impudico, che nessuno è più disposto a considerarlo utile.
Socialmente utile o umanamente utile. Solo i sogni finalizzati hanno ancora una loro dignità. Ossia, i sogni vestiti da sogni ma che nascondono sotto il vestito cose concrete. Come i sogni utili a far girare il mercato, per esempio, a soffiarci sopra, o i sogni utili a  tenere la testa della gente in una scatola. Ma si tratta in definitiva di sogni sognati su commissione, al servizio di qualcosa che non appartiene al sogno, si tratta di sogni in gabbia, finti sogni, sogni pret a porter.
Perciò questo del sognare puro, come lo chiamo io,  è diventato il lavoro dei figli di papà che non hanno voglia di lavorare ma non hanno voglia neanche di non lavorare ,o degli incoscienti dementi aspiranti suicidi psicotici. Senza molte vie di mezzo.
Ma come ho detto non è sempre stato così, non è normale che lo sia e non dovrebbe esserlo.
Questo dovrebbe essere un lavoro normale, senza tanto clamore, come gli arrotini arrotano i vigili vigilano e i cuochi cuocano. Non dovrebbe essere né un vanto né niente, ma soprattutto non dovrebbe essere un vanto.
Mi dispiace. Per questo scrivo per te e non solo per te.
Non ho la forza per cambiare le cose. Se avessi questa forza la userei subito per salvare tutto. Ti ospiterei sulla mia arca e ti porterei in giro per il diluvio a dar da mangiare ai delfini fino all'avvistamento di una nuova terra asciutta con colombe e altro. Non ho la forza e non ho i mezzi.
Sto su un canottino bucato più del tuo e butto fuori acqua con le mani e prendo tempo.
Prendo tempo perché non so immaginare la mia vita senza più il canotto. Non la so immaginare in nessun posto fermo e costrittivo, dove non mi sia più possibile correre questo rischio di affondare e correre questo rischio di guardare le cose dal canotto e ricamarci su. 
Questa è la mia posizione e non ne so altre. 
Ma naturalmente, dal punto di vista del progresso, della sopravvivenza e dell'evoluzione della specie, ce ne sono di migliori (posizioni). Se tu non hai bisogno di stare su un canottino, per di più bucato, fai bene a cercare una condizione più rispettosa per il tuo cervello e per le tue gambe e le tue braccia e i tuoi occhi il tuo stomaco e i tuoi capelli. Altroché.
Fai benissimo a cercare di stare su superfici meno in balìa.
Io, da qui, dal mio canottino, non mi sento per niente al sicuro. Perché non sono al sicuro. Non sto facendo finta di correre dei rischi, li sto correndo.
La sola cosa che ho, dalla mia parte, è che finché non affondo, posso scrivere di quel che voglio. E finché non affondo, scrivo. Scrivo dell'alto del mezzo e del basso, scrivo di te che sei stanco e di tutto quello che se ne sta andando via, per sfinimento, per consunzione per svuotamento per rabbia o per necessità. 
Allora faccio questo: Scrivo di quello che vedo andarsene perché non se ne vada.
  

ti abbraccio.

* da Sabatini Coletti , dizionario della lingua italiana

  • fare  v.tr. [sogg-v-arg]
  • 1 Costruire qlco.; confezionare, preparare qlco.: f. un ponte, un vestito, il pane; cucinare, preparare una pietanza: f. il pesce ai bambini
  • 2 Eseguire, compiere un'azione: f. un gesto, f. un passo; f. il bagno, un viaggio; f. gli auguri a qlcu.
  • 3 Generare qlcu., produrre qlco.: la gatta ha fatto quattro gattini; la vigna farà poca uva
  • 4 Comporre opere letterarie o musicali, eseguire opere figurative; rappresentare qlco. in teatro o al cinema, recitarvi o interpretarvi una parte: mi piacerebbe f. un quadro; al cinema fanno “Via col vento”; sogno di f. Amleto
  • 5 Accumulare o raccogliere, procurarsi o comperare qlco.: f. legna, soldi; f. la casa per il figlio; rifornirsi: f. benzina
  • 6 Emettere, espandere qlco.: le tortore fanno un verso lamentoso; la lampada fa poca luce; suscitare, provocare un certo effetto: mi fai paura
  • 7 Celebrare un rito, compiere pratiche religiose; organizzare ed effettuare feste o manifestazioni: f. la Messa, la comunione; f. le Olimpiadi
  • 8 Trascorrere un certo periodo di tempo: f. le vacanze al mare; f. il Natale in montagna, in famiglia; raggiungere una data ora, spec. della notte: f. l'alba, le due del mattino
  • 9 Scrivere, compilare un documento; inoltrare una richiesta: f. testamento, un assegno; f. ricorso
  • 10 Rassettare, pulire qlco.: f. il letto, la camera agli ospiti
  • 11 Riferito a stati, città ecc., contare un certo numero di persone: la città fa un milione di abitanti
  • 12 Detto di operazioni aritmetiche, dare come risultato: due per due fa quattro
  • • [sogg-v-arg+compl.pred]
  • 1 Rendere qlcu. o qlco. in un certo modo: gli hai fatto la vita impossibile
  • 2 Credere, reputare qlcu. diverso da quel che realmente è: ti facevo più furbo
  • 3 Nominare, eleggere qlcu. a una certa carica; freq. al passivo con valore copul.: un collega è stato fatto preside
  • • [sogg-v-arg-prep.arg] fam. Dire qlco. a qlcu., col primo arg. espresso da discorso diretto, spec. in narrazioni orali o informali: lui mi guarda e mi fa: ‘Parto'
  • v.intr. (aus. avere) [sogg-v] Agire, operare: fate pure
  • • [sogg-v-prep.arg] Essere adatto per qlcu. o qlco., convenire SIN confarsi: la casa non fa per noi

    II.
  • v.copul. [sogg-v-compl.pred]
  • 1 Attribuisce al sogg., mediante il compl. predicativo: a) l'ambito di attività professionale: f. la sarta, il sindaco; b) un dato comportamento: f. il furbo
  • 2 Attribuisce al sogg., mediante il compl. predicativo, uno stile particolare o la capacità di creare un'atmosfera: il tuo abito fa molto chic; questa lampada fa atmosfera
  • 3 Essere, assumere una certa forma: il participio passato del verbo ‘spendere' fa ‘speso'; venire a formare un tutto organico: rose e tulipani insieme fanno un bel mazzo
  • 4 Attribuisce caratteristiche a periodi di tempo o situazioni meteorologiche (in espressioni avvertite come impersonali, nelle quali però la funzione di sogg. è svolta dall'avverbio di tempo e luogo, anche sottinteso): f. buio; che tempo fa oggi?; detto di un periodo di tempo, essere trascorso, compiersi, a partire da un dato momento: oggi fa un anno che l'ho conosciuto
  • • [sogg-v-compl.pred-prep.arg] Comportarsi, agire nei confronti di qlcu. secondo un certo ruolo: f. da guida a qlcu.; lo zio mi ha fatto da padre; di soggetto inanimato, fungere da qlco. d'altro: il legno fa da perno alla struttura; la tenda ci ha fatto da casa

    III.Nella costr. perifrasticafare per, seguita dall'inf., indica il disporsi, da parte del sogg., a compiere un'azione: ho fatto per mettere in moto, ma la macchina non partiva

    IV.Seguito dall'inf. di un v., fare assume valore causativo, nel sign. di operare, agire per un certo scopo: far ridere i bambini; ti farò pentire di ciò che hai fatto; oltre che dall'inf., può essere seguito da frase (introd. da di, che): fate di arrivare entro l'una; fa che non sia vero!; anche nella forma fare sì che: la notizia fece sì che il resto passasse in second'ordine

    V.Accompagnato dal pron. neutrolo, fare può svolgere la funzione di verbo vicario, assumendo il significato di qualsiasi verbo che designi un'azione; normalmente in questa funzione segue il verbo che sostituisce: se hai qlco. da dirmi, fallo (= dimmelo) subito
  • farsi
  • I.
  • v.rifl. [sogg-v] Drogarsi
  • • [sogg-v-prep.arg] Muoversi, portarsi verso una direzione, espressa anche da un avverbio; f. incontro, vicino al marito; la donna si fece alla porta; f. avanti, da parte
  • • [sogg-v-arg]
  • 1 Acquistare un bene per sé SIN comprarsi: f. la casa; procurare a se stesso: f. un livido
  • 2 Stabilire una relazione, un rapporto con qlcu.: f. la ragazza, molti amici || f. qlcu., avere con lui un rapporto sessuale | f. i fatti propri, occuparsi degli affari propri
  • 3 Cucinare, preparare qlco. per sé; mangiare qlco.: f. un panino, (qlco.) da mangiare; f. una pizza; bere qlco. con soddisfazione: f. una birra; rassettare, pulire qlco. per sé: f. il letto, la camera; eseguire operazioni di toilette: f. la barba || fig. f. un baffo di qlcu. o di qlco., non preoccuparsene affatto
  • 4 Con valore intensivo, effettuare l'azione espressa dal nome che segue: f. una risata
  • 5 Formulare nella propria mente: f. un'idea di qlcu.

    II.
  • v.copul. [sogg-v-compl.pred]
  • 1 Detto di soggetto umano, assumere un dato ruolo, abbracciare una fede religiosa o politica diversa dalla precedente SIN diventare: f. cristiano, pacifista; di soggetto animato o inanimato, acquisire una certa qualità o modo di essere, diventare: f. alto; la situazione si fa insostenibile || figg. f. animo, darsi coraggio | f. in quattro, darsi molto da fare | fam. farsela addosso, sotto, spaventarsi moltissimo
  • 2 Attribuisce caratteristiche a periodi di tempo o situazioni meteorologiche: il cielo si è fatto scuro; anche in espressioni avvertite come impersonali ma nelle quali il soggetto è sottinteso e costituito da avv. di tempo o di luogo: (qui) si fa buio

    III.Seguito dall'inf. di un v., farsi assume valore causativo, nel sign. di lasciare, permettere a qlcu. o a qlco. di agire su se stessi: f. amare; si fa prendere dall'ira
  • • sec. XI
  • Locuzioni in senso proprio o fig.: fa lo stesso, non importa | facciamo, segnale discorsivo che introduce un'esemplificazione di quanto detto | fai conto che, supponi, immagina che | farcela, non farcela, riuscire, non riuscire | farci (in espressioni come: non posso/possiamo farci niente; che cosa ci vuoi/volete f.?), operare relativamente a una situazione particolare | f. a pugni, all'amore, in queste e altre locc. fare, seguito dalla prep. a, ha il sign. di effettuare l'attività indicata dal nome o dalla frase che segue | far fede, attestare, garantire | f. il verso a qlcu., imitarlo | f. presente qlco. a qlcu., ricordarglielo | farla a qlcu., ingannarlo, sorprenderlo | non ce la faccio più, non ne posso più | non fa niente, non importa | per farla breve, in conclusione | se ci fai caso, se ci fate caso, se hai, avete notato, locc. che richiamano l'attenzione dell'interlocutore

lunedì 17 gennaio 2011

oh pesciolino sucarello, oh coccolino talco fresco






















oh coccolino talco fresco perché 
non è tutto come da te? perché non posso
respirarmi dentro di te l'odore della tua verità
fresca che cancella tutte le cose brutte 
e le fa diventare solo panni stesi al sole

oh pesciolino sucarello come vorrei nuotare
con te, con tutti gli altri pesciolini sucarelli
che voi siete di nascita tutti insieme piccoli in allegria
che andate su e giù per i vostri torrenti come niente
e sulla scatola è scritto solo pesciolino sucarello

come niente fosse 
tutte le cose vanno
tutte le cose vengono
io le guardo arrivare
le guardo andare
come onde del mare


oh coccolino talco fresco, lascia la tua pace
regnare dentro di me, lasciami entrare tutto
dentro insieme al tuo profumo di innocenza
di bambina innocente e delicata lascia 
che ch'io creda in te che esisti


oh pesciolino sucarello tu che nuoti tutto il tempo 
possibile, tu che non ti lamenti mai e nuoti su e giù
per il torrente puro senza stancarti sorridendo
a tutte le cose che incontri, dicendo buon giorno
a tutti i pesciolini sucarelli prima di tutto.


come niente fosse 
la porta si chiude
la porta si apre
un altro esce
un altro entra.

questa è l'acqua.mp4



questa è l'acqua che sta nel fango, che vuole andare da qualche parte anche se non c'è nessuna strada segnata. questa è l'acqua che si cerca la sua strada nel fango anche se non c'è dove andare. questa è l'acqua che fa il suo rumore d'acqua che va da qualche parte come nulla fosse. questa è l'acqua che se non fosse stato per il silenzio non si sarebbe neanche sentita, dal poco rumore che faceva.

dugo che sparisce

domenica 16 gennaio 2011

crepaccio.

prendi tempo 
dai retta.
prendi tempo
non si sa mai.
per non sbagliare prendi tempo.
c'è uno che ha lo stesso tuo uguale. non si lamenta. prende tempo.
prendi tempo anche tu. non si può sapere.
c'è uno che ha preso tempo. ha lo stesso tuo uguale. ha preso tempo.
se prendi tempo non si può sapere.
non c'è molto da fare. se prendi tempo è meglio.
non devi dire che non c'è niente da fare. devi prendere tempo.
non si sa mai. non si può sapere. nessuno può sapere.
come quello che ha lo stesso tuo uguale, che ha preso tempo
e ora sta bene.
ha lo stesso tuo uguale e sta bene.
perché se prendi tempo nessuno ti viene addosso. 
non si può.
se prendi tempo anche se hai lo stesso tuo uguale
se prendi tempo non si può.
bisogna prendere tempo.
uno come te, che ha lo stesso tuo uguale, ha preso tempo e poi è  ancora lì.
gioca a tennis.

ti piace il tennis?
quello aveva lo stesso tuo uguale
non si è spostato di una virgola e aveva lo stesso tuo uguale
e non si è spostato.
non si può andare nel crepaccio.
non si può andare nel crepaccio.
mi dispiace.
bisogna prendere tempo.
uno che ha lo stesso tuo uguale ha preso tempo non è andato nel crepaccio. ha giocato a tennis e ora sta lì
a giocare.
nel crepaccio non si può andare
nel crepaccio si muore.
non si può morire.
se prendi tempo ma nel crepaccio non si prende tempo.
se poi non si può
allora vai pure nel crepaccio.
nel crepaccio ci si può andare sempre .
tutti ci possono andare quando non c'è più tempo.
quando non c'è più tempo si può andare nel crepaccio
ma adesso no
non si può andare nel crepaccio.
e non si può morire.
bisogna prendere tempo come quello che avevo lo stesso tuo 
e alla fine ha giocato a tennis
se lo vuoi conoscere lo andiamo a trovare
gioca a tennis prende tempo
ma nel crepaccio non ci va
nessuno va nel crepaccio

puoi andare nell'orto se ti fa piacere di andarci.
se vuoi puoi andare nell'orto se ti fa piacere.
vai nell'orto oppure gioca a tennis.
sei libero.
ma nel crepaccio se vai nel crepaccio è come arrenderti al crepaccio.
se vai nel crepaccio non c'è più niente da fare
invece ci deve essere sempre qualcosa da fare.
se vai nel crepaccio è come arrenderti al crepaccio.
uno che ha la stessa cosa tua non si è arreso
dobbiamo conoscerlo, presentartelo
e dirgli di spiegarti bene.
non c'è nessun bisogno di nessun crepaccio
dobbiamo comprare una racchetta da tennis.
adesso solo una racchetta da tennis bisognerebbe comprare.

martedì 11 gennaio 2011

soave e piena con angelica voce.














La famiglia ha la casetta pulita
sorride nelle fotografie pulite
tutto pulito nella casetta
della famiglia che lava il giardino
tutte le settimane quando il marito 
torna dall'auto al sicuro in garage
al sicuro nella casetta in garage
con i panni nell'asciugatrice
sopra la lavatrice
con i piatti nella lavapiatti
coi capelli nella piastra stiracapelli di ceramica
anodizzata bianca.
con i denti lisci e perfetti per le fotografie
come le fotografie delle famiglie delle pubblicità
per famiglie.
si somigliano in molti.
china sulla macchiolina non pensa ad altro
che alla macchiolina che non se ne va
non se ne vuole andare perché?
pensa affannosamente nella sua testolina
la brava mogliettina, perché macchiolina
mi fai questi scherzi. non sarai venuta da me
per dirmi qualcosa macchiolina sul vetro
macchiolina sul pavimento di marmo bianco
non sarai venuta da me per dirmi qualcosa
macchiolina sul muro finto stucco veneziano?
io non ti voglio sentire - dice la mogliettina,
ho troppo da fare troppo da pensare ed è già tardi
le macchina per cuocere le uova dice che tra poco
è ora di prendere sotto braccio la shopper della guess
la shopper della guess
la shopper della guess
per trotterellare fino in cima all'ora di pranzo
per il pronto in pentola o per le patasnelle
per i quattro salti in padella
per le donne che non hanno più la cucina in testa
per trotterellare giù e su
uscire, entrare dal parrucchiere
a darsi del tu anche con lui
spigliata e padrona, la mogliettina
indossa tutto più che bene le sta bene tutto
indossa tutto come un guanto dopo le vacanze
ancora altre vacanze per rifiorire di giovinezza
per poi rifiorire di giovinezza e rifiorire
come composizioni di fiori della scuola per fioristi
delle composizioni floreali.
per ridere veramente bene fuori e dentro la famiglia
per ridere del bene dello sterminio fuori dalla famiglia
dell'influenza fuori dalla famiglia dei veleni fuori
degli avvelenati fuori, dei congelati fuori
fuori dalla famiglia, ridere o anche sorridere
per essere dentro qualcosa in più
approfondire la coscienza di sé persino in chiesa
con qualcuno che ti scambia un segno di pace
che ti stringe la mano come in famiglia e sentirsi stretti
alla shopper di guess come una mano un segno di pace
un segno oppure l'ostia sulla lingua senza morderla.
perché la mogliettina è piena d'amore non solo per sé
perché l'amore cresce e si riproduce come un cancro
per dire.
perché la mogliettina non scherza.
i piccoli sono molto stanchi hanno sciato tutto il giorno.
pieni di bellezza interiore illuminano tutte le cose 
che gli stanno intorno.
la famiglia si rassetta da sè da dentro si tiene per mano 
dice dopo cena andiamo. La famiglia si tiene stretta per non perdersi
mentre fuori tutto si spara contro la famigla stira o lascia stirare
si stira le rughe si spiana i conti si lifta le guance
microlifting familiare per albero di natale, la famiglia si siede accanto 
al fuoco ecoline, la mano nella mano, si scambia un segno di pace
per un altro segno di pace firma le donazioni sotto i cento euro
per salire un gradino con coscienza per essere vicino
a chi sta peggio fuori dalla casetta coi rottweiler difesa attacco
grazie al pretoriano di Cures vigile e attento. 
vegno dal loco ove tornar disio
Il tempo li risparmia.
L'animo gentile e attento di lei vaga su tutto:
Miele, Folletto, Nuncas, energia pulita da fonti 
rinnovabili,
alta qualità a basso prezzo.



martedì 4 gennaio 2011

poiana




nel tragitto fino a torino ho visto due poiane, o forse era la stessa poiana perché dicono che qui di poiane ce ne sono poche. forse ce n'è solo una. la poiana che ho incontrato all'andata stava su un palo della luce appollaiata, mentre l'altra poiana (o la stessa), quel del ritorno planava quasi in mezzo alla strada, forse per prendere qualche animaletto da mangiare. forse un topo, perché le poiane mangiano i topi. infatti da quanod non ci sono tante poiane qui da queste parte i topi, dicono, sono molti di più. se ci fosse una sola poiana allora bisognerebbe farle un monumento perché si camminerebbe sui topi o qualcosa del genere.
a me piacciono molto le poiane. anche le aquile non mi dispiacciono, ma le conosco meno. perché qui le aquile non ci sono più. forse una volta c'erano ma qualcuno le ha sterminate scambiandole per altro, o forse le ha sterminate senza scambiarle per altro. le ha sterminate per quello. oppure, potrebbe anche essere, non ho elementi per affermarlo con sicurezza, potrebbe anche essere ch ele aquile qui non ci vengano perché è troppo in basso. le aquile io le ho sempre viste molto in alto. molto più in alto di così. potrebbe anche essere per quello che aquile qui non se ne vedono e nessuno ne vede mai.
mi piacciono molto le poiane. le poiane le vedo. o vedo sempre la stessa poiana, che comunque è pur sempre rappresentativa della sua categoria. ogni volta che la vedo penso che vorrei reincarnarmi in una cosa simile.non mi capita praticamente mai di pensare di voler rinascere in un'altra forma di vita. non mi piacerebbe rinascere albero o farfalla o ape o formica. non mi piacerebbe, non so perché. neanche in un elefante mi piacerebbe reincarnarmi, anche se è noto che gli elefanti hanno vita lunga.
l'unica cosa in cui mi reincarnerei volentieri, senza far storie, è una poiana. o un'aquila.
però più una poiana, perché le poiane sono più adattabili.
per esempio, una poiana potrebbe anche andare al mare, ogni tanto. magari in un posto dove ci siano delle alture a picco sul mare. quindi come poiana mi potrei godere anche il mare.
mi dispiacerebbe non poter più vedere il mare. invece un'aquila è molto difficile che vada al mare. cosa mangia? i pesci? no. un'aqula non si abbasserebbe mai a mangiarsi un pesce. anche perché alle aquile piace mangiare le bestie ancora vive, animali che hanno il cuore che batte fino all'ultimo. un pesce appena esce dall'acqua muore, o poco dopo, e all'aquila toccherebbe mangiarsi un animale già morto prima di essere mangiato, il che non è nelle sue corde. invece una poiana, un topo lo può trovare anche
non troppo in alto. un topo ci sta anche vicino al mare. anche perché i topi stanno dovunque, non sono animali che stiano a guardare se dove sono il mare c'è o non c'è.

poi le poiane, quel che mi piace è che hanno le ali molto eleganti (anche le aquile, naturalmente)
hanno le ali che non sbattono tanto, ma quando sbattono salgono immediatamente. si direbbe che le ali delle poiane abbiamo qualcosa che le fa subito salire, senza tanti sbattimenti inutili, senza tanti sfarmallamenti gratuiti: una poiana se sbatte, sbatte una due volte ed è già su. per questo credo che no gli faccia problema scendere e salire tante volte. che sarebbe come per noi l'equivalente di far due o trecento volte cinquanta o sessanta piani di scale. perché una poiana, una volta che è scesa, ci mette un attimo a risalire. una poiana non sta a guardare se scendere o no. una poiana non ci pensa due volte a sprecarsi di scendere. perché non le costa, non le fa niente, risalire.
perché la poiana ha questa qualità, è come se fosse sempre attirata verso l'alto. come se la forza di gravità per la poiana fosse una regola teorica, che vale più per gli altri che per lei. perché le poiane probabilmente hanno dentro qualcosa che non le fa tendere troppo verso il basso né verso l'alto, per cui possono decidere se mettere un po' di sforzo per salire o un po' di sforzo a scendere. è uguale. o al limite un po' più faticoso, ma minimamente.
mai ho visto, per esempio, una poiana cadere. o anche oslo appoggiardi da qualche parte per la stanchezza di sbattere le ali, come invece succede ad alcuni uccelli quando non si credono visti. o anche alle galline quando cercano di volare su piccoli alberi o, prese dalla paura desiderano mettersi al riparo sul tetto del pollaio a un metro di altezza.

 inoltre le poiane sembrano degli alianti. a me piacciono molto anche gli alianti. non posso e non potrò mai reincarnarmi in un aliante solo perché gli alianti non respirano. altrimenti, forse, sceglierei l'aliante. ma non so. non sono sicura. forse no, anche se l'aliante avesse un cuore e gli occhi e rspirasse, alla fine resterei sulla mia decisione della poiana, perché la poiana ha i peli che la riparano dal freddo e, a certe altezze, essere pelosi o no, fa una certa differenza.
la mia poiana spero stia bene, dovunque sia andata adesso che non la vedo. se sta sul palo o se è in picchiata sulla strada per magiarsi un topo. non so. spero che stia attenta a non farsi cacciare o non finire sotto le macchine.ma non credo che la mia poiana non stia attenta, anche perché le poiane hanno degli occhi molto acuti. hanno una vista molto buona. anche di notte.

non so se sia vera quest'ultima cosa che ho detto. forse di notte sono più i gufi che vedono bene.
però le poiane di notte non credo proprio che si vadano a mettere nei guai. se ne starà in qualche posto ben riparato ad aspettare, la mia poiana, ad aspettare che torni il sole.



domenica 2 gennaio 2011

the way to blue

è più come una macchia sulla tovaglia

a volte le cose si mettono in un modo e cambiano per i fatti loro, nessuno le spinge a cambiare. a volte qualcosa si mette di traverso e non lascia più passare il solito. ed è così che il solito si ammucchia, si ammucchia senza passare. e spinge. ma siccome la cosa di traverso non si sposta, anzi, col premere del solito si fissa ancora di più, ecco che si crea come un ingorgo: di qua il solito che preme e spinge, in mezzo qualcosa di traverso e di là il vuoto. un vuoto che non aspetta che di essere riempito dalle solite cose che però non passano, essendo impedite.
ed ecco che di colpo la pressione aumenta e tutto si mescola e niente è più come prima.

lui le si siede di fronte e dice: da oggi in poi niente sarà più come prima. però la verità è che le cose stavano già così da prima che si sedesse. la verità è che si era seduto solo per dire: niente sarà più come prima. le cose non erano già più come prima altrimenti non si sarebbe mai seduto a dire una frase simile.
in ogni caso, queste parole: niente sarà più come prima sigillavano una nuova realtà, che ancora nessuno poteva conoscere. nessuno poteva sapere se questa nuova realtà sarebbe stata migliore o peggiore della precedente. 
la precedente realtà non era delle migliori. era una realtà stanca, stirata, affaticata da se stessa. come quasi tutte le realtà finiscono per essere.
che palle. pensò lei.
finisce sempre così. 
tutte le realtà hanno un difetto.
poi lui le disse il resto. il resto però non aveva più la stessa forza propulsiva dell'attacco. perché la realtà propulsiva consiste sempre, al suo meglio, nell'atto della distruzione. alla fine, quando tutto è stato distrutto, la realtà trova un suo nuovo corso, come un fiume deragliato o come si dice.
un fiume, quando perde il suo letto, si smarrisce per qualche tempo, si disperde in una grande quantità di rivoli e piccoli ruscelli ma poi, nell'arco di qualche tempo, si ritrova e ricomincia a fare quel che ha sempre fatto: scorrere via.
non si sa se questa storia sia o non sia una storia a lieto fine.
il lieto fine presuppone una fine. una vera fine. le fini non possono in alcun modo essere decise, né stabilite. le fini arrivano da sole, non si annunciano e non si dicono. le fini fanno tutto da sole.
poi alla fine del caffè, che era il tempo massimo concedibile a quell'incontro, si alzano.
che tristezza. era tanto di quel tempo che dopo un caffè non c'erano incidenti.
invece in questo caso la fine del caffè corrisponde anche alla partenza.
poi, dopo la partenza, lei pensa a lungo se sia o meno il caso di credere a ciò che si è detto.
perché appunto ciò che si dice non è sempre vero.
però in questo caso sì.
infatti alcuni segni dicevano di sì.
anche i segni premonitori aveva detto di sì.
i segni premonitori avevano già parlato a lungo inascoltati.
in questi casi tutto si può riassumere nella spazzatura. se devi buttare via molto o molto poco, questo è un segno premonitore.
se lui si era già portato via quasi tutto, prima di sedersi a bere il caffè, se non c'era più niente da buttare via, a parte piccole cose rotte o consunte, questo era un segno premonitore.
e questo era il caso.
perciò la prima cosa che lei fa entrando in casa è guardare cosa sia rimasto da buttare: quasi nulla.
in quel momento che si rende conto che le cose sono irrimediabilemente cambiate.
non si sa se sia triste o non triste.
è più come una macchia sulla tovaglia.il segno che una cosa è stata usata, è stata vissuta.
poi lei si trascina nel silenzio, cerca di capire di che silenzio si tratti.
fa degli esercizi in questo nuovo silenzio, per vede se sia possibile abitarlo oppure no.
la casa ha come delle maree, a volte l'acqua si ritira, a volte sale e copre tutto.
quando l'acqua sale, lei pensa di andarsene. quando l'acqua scende lei raccoglie quello che è rimasto e lo cataloga e lo mette via.
lui nel frattempo raggiunge la postazione.ha la sensazione di aver fatto quel che doveva fare. beve una birra e pensa che d'ora in poi non rifarà più gli stessi errori di prima. beve un'altra birra e pensa che non farà mai più errori così. 
alla quinta birra non si ricorda più di quali errori si parlava, pensa alla propria infanzia, che da piccolo se l'avessero lasciato fare sarebbe stato meglio, che da piccolo era un genio in erba.questa cosa del genio lo riporta a tutta una serie di cose alle quali da tanto tempo non aveva avuto modo di tornare. ordina un'altra birra e offre una sigaretta a una donna che gli sta seduta di fianco che si chiama miriam, che da parecchio tempo vorrebbe fotografare in mutande.
nel frattempo la marea torna ad alzarsi sollevando tutto.
lei usa una scatola di cartone per mettersi in salvo. quando la marea spacca le porte e le finestre lei sta su quella scatola come su una barchetta a remi e spera che il cartone non si imbeva troppo infretta. 
la corrente la porta sulla strada e la barchetta è in balìa della corrente.
lei si tiene ai bordi del cartone per non scivolare nell'acqua.
il mare diventa un torrente in piena ed è sempre più buio, il cielo.
lui torna a casa barcollando e si chiede se ha detto o meno tutto quello che doveva dire mentre beveva il caffè, si risponde che gli pare di sì, ma non può esserne sicuro.
mentre apre il portone della casa di miriam, la chiave si spezza nella toppa. neanche a farlo apposta. lui si sente talmente male che vorrebbe essere in campeggio, dentro una tenda canadese con la cerniera lampo.
miriam è molto allegra, gli propone di passare la notte a camminare per le strade. ha una giacca a vento molto calda e non si preoccupa per niente del freddo.lui accetta perché ormai la chiave è rotta.
camminano fino al parco, la temperatura scende sotto lo zero.quando il freddo attraversa anche la giaccavento, miriam gli chiede di abbracciarla.
il fumo esce dalle loro bocche e sembrano draghi che si baciano.
la corrente ha fatto il suo corso e il cartone fino ad un certo punto è rimasto impermeabile. quando il cartone ha cominciato ad assorbire acqua, lei ha sentito l'acqua entrarle nelle calze e nei piedi e nelle gambe. quando il cartone si è gonfiato d'acqua, lei ha sentito il corpo preso e sollevato, separarsi, lasciarlo scivolare via.
lei nuota veloce, aiutata dalla corrente,nella direzione della corrente. pensa: andiamo dove dobbiamo andare.
lui accende un fuoco con dei giornali nel parco, un fuoco brevissimo ma molto luminoso. miriam si strofina le mani, gli dice: domani facciamo le fotografie in mutande. lui guarda il fuoco che poco prima divampava, spegnersi nel buio tra l'erba del parco.
hanno finito le sigarette.