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venerdì 14 marzo 2014

ecco cos'era

Ecco cos'era: lo stesso posto, la stessa finestra
ma senza il muro 
lo stesso balcone, la stessa luce, la stessa finestra,
ma senza casa
lo stesso campanile, l'albero piccolo,
l'albero grande in piedi lontano,
ma senza vento azzurro tra i capelli.
Tutto sveglio, reale, 
ma lasciato solo
un tempo indietro:
le nostri voci adesso
cadute dal balcone
destano scandalo 
al deserto.

giovedì 20 febbraio 2014

20|02|2014

Che brutto
Non è brutto quando ti metti gli stivali un po' fighi col tacchetto ma coi calzini troppo corti che poi senti la pelle dello stivale che si strofina su e giù lungo la caviglia mentre cammini e sfrega e dà fastidio ma ormai non ci puoi più fare niente perché non sei a casa.


2
comunque, per scansar equivoci, direi che il mio libro Smamma, non parla dell'adolescenza come fenomeno in generale. Parla più di come io, come disadattata o inadeguata alla maternità in generale e, ancora più in generale, alla vita, abbia affrontato una adolescenza in particolare, con tutto il suo contorno.

3
si continua a guardare alla politica come ad un fenomeno calcistico quando il problema dell'italia è: smettere di occuparsi di calcio.


mercoledì 19 febbraio 2014

13-19|10|2014



1
Prima c'era uno che ha tamponato una ruspa poi è sceso dall'auto e voleva menarsi addirittura metteva proprio le mani addosso al povero guidatore di ruspa che non ci poteva fare niente, dico io come si può essere così cattivi nei confronti di una ruspa gialla e del suo ruspaio.


2


ultimamente vado al bar, discorsi nazi, vado al supermercato, il tipo della cassa (figlio del padrone del super) fa il saluto fascio a uno prima di me, beh? allora? dove cazzo vivi, uno potrebbe dire. vivo in un posto al di sopra di ogni sospetto.


3


scrivi una trama viene fuori o una storia d'amore o un giallo o un noir qualcosa del genere, uè! ma la vita l'è minga un film.


4


scrivi una trama viene fuori o una storia d'amore o un giallo o un noir qualcosa del genere, uè! ma la vita l'è minga un film.


5
ma è vero che i pesci rossi sono delle carpe?
ora guardo i miei pesci rossi e non so più come guardarli, se come pesci rossi, i miei amati, o come due carpe d'allevamento.
sarebbe come se mi dicessero che il mio migliore amico è una simmental.

domenica 16 febbraio 2014

diario16 febbraio 14

sembra potrebbe sembrare che non stia facendo un cazzo invece sto qua attenta come un tacchino, a riempirmi di tutte queste cose e parole e storie e varie altre cose e teorie non dico quelle idiote ma anche perché no, pure quelle, e lingue e linguaggi con la sensazione che non finirò mai di stare attenta, a cercare a stare sul chivalà per non farmi sfuggire, per dire tu chi sei per parlare prima di aver letto bene, dico ben bene per esempio diciamo, beh lasciamo perdere va, sì, no, poter infine dire ad un certo punto: bene. franz kafka, chennesò ma anche no, non solo, voglio dire più avanti più indietro, la storia, la matematica (non hai idea di quanta roba entri e poi ti sfugga via, di nuovo,quindi non parlo solo, on dico solo quello che non c'è. quello che non c'è mai stato, ma anche quello che magari c'era, ma che poi, per varie ragioni per ragioni che va bè, i neuroni e tutto, la gravidanza ste cose chennesò ti dico, se ne va si cancella. si è cancellato tutto)adesso puoi. o taci. ma almeno sai ( e gli altri non lo sanno ma lo sentono, ti dico che lo sentono) il perché. sembra che non stia facendo un cazzo ma sto attenta, come un tacchino che deve mandar giù questi fatti questi fatti, tutta questa storia mondiale dell'universo. c'erano dei filmati, c'erano dei pensieri aggraziati, c'erano delle musichette che mi tornavano alla mente e mi dicevo: questa domenica la devi usare perché non è che ci sia poi tutto sto tempo. ma poi alla luce di quello che ho pensato dopo, mentre mandavo giù ancora e ancora,prima di parlare, mi sono detta: è da un po' che mi pare che quello del piano di sopra pianga come un bambino. ma dev'essere un' immagine dev'essere più che altro un'illusione. sai cosa mi piacerebbe stasera, mangiarmi una bella pizza eh. mi piacerebbe proprio sai, andare in una pizzeria vera, e sedermi lì, stare seduta con tutti quei gruppi, tutte quelle altre persone riunite dentro, ad aspettare fare le foto parlare a voce alta o gridare e dire: non so.lo so. lo so che è una cosa più che altro per l'idea, non per la cosa in sé. voglio dire, non certo per la pizza o ci mancherebbe altro, per il fatto di stare seduta nella pizzeria come una forma di normalità, che cerchi, che stai cercando come una forma di mimesi, di mimetismo, un modo per non dare nell'occhio al destino come dire, io sto qua sono solo un attimo seduta qui, in pizzeria insieme agli altri, non è proprio il momento di affrontare cose altre, cose pesanti, diciamo. io mi rifugerei in una pizzeria per non essere investita dall'onda della lucida coscienza che più che altro primo, è gratuita inutile, una menata in definitiva, una grande enorme menata. per non dire minchiata. cosa fai in quella pizzeria? ma lo sai quanta gente l'ha già fatto? li conosci i riferimenti? l'hai letta la bibliografia? conosci l'origine dei tuoi gesti? o vivi senza consapevolezza? non sei padrona delle tue scelte, non dico solo per quanto riguarda il tuo agire inconsulto come essere umano (come una bestia in balia dei propri comportamenti istintuali, fuga, timore, reiterazione, speranza di salvezza, vabbé) ma pure il resto. il pensiero. hai idea di quanto ti ci vorrebbe per convincere il mondo che sai quello che stai dicendo? eh eh . ma vaffanculo va. non serve. non serve a niente. la cosa più semplice è prendere una cosa alla volta, sollevarle, controllarle, annusarle al limite, e metterle al loro posto.comunque adesso,prima, ho da finire di capire un paio di milioni di cose prima di cominciare.a volte sai, quando viene la sera mi sento meglio. perché la sera è in discesa.

mercoledì 12 febbraio 2014

pensierino


tutto quello che è normale, nel senso di concluso, facilmente comprensibile, circoscritto nella sua forma generale, ci avvince, ci attira. la normalità il più delle volte la possiamo vedere e fruire solo nella più grande finzione. la finzione che si propone di proporci la normalità come via di fuga o (che è più o meno lo stesso) di identificazione è il peggior nemico del pensiero. noi ci sottoponiamo ad una specie di processo di identificazione con questa normalità alla quale non apparteniamo e di cui non facciamo parte (ci dispiace di non farne parte, vorremmo farne parte perché è comprensibile appunto, rassicurante, appunto) ma di cui è in un certo senso importante che desideriamo appartenere. perché? perché la complessità è molto più difficile da rappresentare e perché è scomoda da maneggiare. la finzione è necessaria, ma in teoria dovrebbe essere una sintesi, non un appiattimento. sta lì la differenza. la sintesi moltiplica i sensi e i significati, lo fa in modo misurato, architettato, apre alla riflessione tramite, magari, l'emozione o lo stupore, l'appiattimento invece è un grattare la testa, un dondolare su e giù così tanto per dondolare per dire cosa hai fatto? niente di speciale, ma mi sono dondolato un po'. meglio che niente va, coi tempi che corrono.

martedì 21 gennaio 2014

21|1|14




Domani a grande richiesta riprende la serie: BIDELLA PER UN GIORNO (orario 11,18-18,30) lo specifico che è per un giorno, perché è già capitato che qualcuno non mi offrisse un lavoro dicendo ma tanto tu ormai fai la bidella, Noooo, la bidella la faccio solo saltuariaaa, dico io , offri pure un lavoro se ce l'hai, che la bidella è un di più, una cosa che si fa più per crescere come individuo che per pagarci l'affitto.non vorrei passare per snob, che faccio la bidella per crescere spiritualmente. però a un certo punto sinceramente me ne sbatto anche. con tutti quelli che se ne vanno in india o si iscrivono ai corsi di autocoscienza fare la bidella mi pare ancora molto sobria, come via della luce.

diario 20|1|14


1
A me piacciono tantissimo le persone gentili gratuitamente e credo che in loro risieda, se esiste, la grazia di dio.

2
ultimamente non sono più così amica coi miei pesci, ho l'impressione che confabulino tra loro e contro di me. sono anche dispiaciuta, lo sento che non sto offrendo loro molti diversivi (a parte il miracolo delle scagliette di ali di insetto che cadono dal cielo). ho l'impressione che a loro non basti più, li vedo che si annoiano. anche la piantina finta non li stupisce più. è normale mi dico, quando uno ha la pancia piena, subito vuole arricchirsi dal punto di vista spirituale e vedere cose nuove e emozionarsi e scoprire il mondo intorno a sé eccetera. però io non so che fare. dovrei allestire qualcosa di stupendo nella loro vaschetta. un cineforum sul mar dei tropici? insomma mi sento in colpa. però mi viene anche da dire, non vi allargate troppo con le pretese ciccini, non è che io faccia poi una vita molto più stimolante della vostra.

venerdì 17 gennaio 2014

diario 17|1|14

Una mattina come questa, che ti svegli e prima dici così non si può continuare e poi vado a correre poi ti metti su il caffè guardi che piove allora andiamo piscina alla fine poi finisici a pensare di andare in biblioteca ma vedi che ci sarebbe prima da lavare per terra in bagno e qua, e da lavare almeno una pentola e ti chiedi per la piscina dato che non sei sicura che siano già arrivati i soldi è il caso di sputtanare altri sei euro meglio  piuttosto l'idea di prima di correre, anche se con la pioggia si rischia che si scivola già se uno trovasse il modo di invertire la tendenza, mettere il tappetino anche solo per terra come fanno molti basta avere un po' di volontà alla fine è tutto lì, le buone pratiche quotidiane la respirazione sentire il corpo alla fine dici va bè e senti proprio quella sensazione di stiramento. Se stamattina ti fossi svegliata e ci fosse stato qualcosa da fare, una cosa di quelle per forza, come un campanello che ti obbligava ad alzarti controvoglia e che ti spingeva verso un dovere normale, un lavoro utile come tanti altri non è poi difficile mi pare, un'occupazione almeno un po' utile anche agli altri e però robusta, al limite anche vendere aspirapolveri che una volta avendone la possibilità alla fine non osavi (non osavi?, vendere aspirapolveri?), sono state tutte quelle mentalità fuorvianti,  l'idea di non essere e di non riuscire ad essere che ha corroso dall'interno, è la realtà sai, come quelle mele che da fuori (perché le trattano con certi additivi ormai non sono neanche più mele) non saresti stata così e saresti stata più dentro, nel cerchio quadrato, come uomo.

sabato 11 gennaio 2014

diario 11|1|14



1

è da un po' che non mi sento bene. non so se non mi sento bene perché sono sana o perché sono malata. perché mi sento malata ma non so dire dove, allora penso che forse è più una sensazione legata al senso di malessere che mi provoca il fatto di essere tutto sommato sana e di non stare bene dove sono al punto da sentirmi venire meno anche la salute, il senso della salute. mi mancano le forze, la voglia, penso spesso al fatto che un minuto dopo la mia morte mi sentirò benissimo. molto meglio di un minuto e mezzo prima.







2

mi devo ricordare la prossima volta di non risparmiare mai più sul caffè, che questo caffè che ho comprato per risparmiare un euro non certamente molto di più lavazzacremagusto fa veramente schifo e disgusto. mi devo ricordare di non scendere mai a livelli che poi non sono in grado di sopportare, in fatto di miseria e di adattamento ad essa. adesso questo caffè, speriamo che finisca presto, speriamo di non vederlo mai più, col suo cartoccetto rosazzurro dimesso, nel frigo. perché fa schifo ed è una soglia di schifo inaccettabile e spiritualmente dannosa.

venerdì 10 gennaio 2014

diario 10|1|14




certi giorni cominciano già così sbiaditi che
fin dal primo pomeriggio
è come se non fossero mai esistiti.

mercoledì 8 gennaio 2014

diario 8|1|14

un vecchietto sul treno spiegava a un ragazzo, sai io avevo dato tutti gli esami ne avevo dato uno anche con bobbio sulla resistenza, ho preso ventotto, poi un giorno sono andato in aula magna che parlavano di un ragazzo che era appena morto in un incidente stradale e quello stesso giorno io avevo saputo di avere un cancro, me ne sono andato via e non mi sono più laureato.
il ragazzo ha detto Ma perché non si laurea adesso?
non ho più memoria.
il ragazzo: ma deve solo dare la tesi
si ma ci vuole la memoria, non mi ricordo niente di diritto costituzionale
il ragazzo: no, ma lei si deve assolutamente laureare, non può buttare via tutti quegli esami
sì, ma non so, diceva il vecchietto, ormai sono vecchio
il ragazzo: non importa se è vecchio, è una cosa che deve fare, non può mica buttare via tutta quella fatica eh

e a me sembrava (seduta nel sedile di fianco, sentendoli parlare, sentendo solo le parole) che il ragazzo fosse suo padre (del vecchietto), che ci tenesse davvero tanto a lui.

sabato 4 gennaio 2014

diario 4|1|14


vorrei andare a fare la spesa ma non mi viene in mente niente. mi viene in mente solo il riso che però ce l'ho già.

martedì 8 ottobre 2013

10|2013

pensavo ci sono delle idiozie così piccole che restano nascoste. come le istruzioni per il diserbante delle rose, che dice prodotto altamente pericoloso per le api non diffondere nell'ambiente non buttare il prodotto nel non riciclabile eccetera può inquinare le acque. allora mi chiedo.in che senso può in quinare le acque, può o non può, da cosa dipende? se è di buon umore o no? e se lo buttassi nel cesso si diluirebbe con le acque delle fogne. se lo spruzzassi sulle rose si diluirebbe con l'acqua delle rose, ma alla fine sarebbe lo stesso, entrerebbe comunque nel ciclo delle acuq, per evaporazionane per dilavamento o altro. perciò mi domando. se è la stessa cosa, perché lo vendono?
seconda idiozia, al supermercato ti danno il sacchetto del riciclabile per mettere le cose, lo paghi, va bene, ma poi per la frutta devi mettere tutto, per pesarlo nei sacchetti di plastica non riciclabile. perché quelli sì e gli altri no? mah.
terza idiozia, ti dicono che se hai l'isee basso puoi chiedere un riborso per la frequenza dei figli a scuola. ti dicono che il rimborso arriva fino a mille e oltre euro. però è a fronte di spese documentate. l'unica spesa documentata, a parte le gite scolastiche che ancora non si sa, è il contributo volontario (obbligatorio) per l'iscrizione all'anno in corso. quindi che spese puoi documentare (fermo restando che per i libri c'è un altro modulo e che se compri libri usati non ti rimborsano)? quindi alla fine si capisce che potrebbero teoricamente riborsarti mille e più euro, ma nella sostanza, a meno che tu non abbia figli alle scuole private (e con l'isee che presenti dovrebbe capirsi come fai a mandarceli), l'unico rimborso che puoi chiedere è quello di cento euro.
allora ecco che poi ti viene su un senso di disgusto dovuto al fatto che prima ti senti idiota e poi ti senti coglione.

giovedì 26 settembre 2013

26|09|13

la fatica di portar fuori l'organico nel suo barilotto marrone, pensavo, che lo porti fuori con dentro tutti i suoi sacchetti biodegradabili accumulati nella settimana, e poi, una volta che l'hai messo fuori dalla porta, non è che nessuno venga a stringerti la mano, a complimentarsi per non esserti dimenticata.
è solo una cosa tua, che sai che hai fatto.

doni




io ti dico i colori.
ti dico questo è un verde, non un rosa. 
tu mi dici gli ardori,
mi dici questo viene prima, questo viene dopo, 
mia sposa.

sabato 21 settembre 2013

diario settembre 2013 (fb)

20|09|13 
da quando non ho più il mio smartphone e sono tornata all'azzurrino della nokia da diciannove euro non mi chiama quasi più nessuno. si vede che gli smartphone si sentono sminuiti, non gli piace, farsi vedere che telefonano a un telefonetto da diciannove euro. pensavo, questo fatto di accettare o rifiutare una realtà è molto più potente di quanto non si creda. se tu ritieni che di qualcosa o di qualcuno non valga la pena di parlare, hai già estromesso tutte le possibilità che questa cosa o questo qualcuno avrebbe di agire sulla tua realtà. proporrei di agire anti hegelianamente in questo senso, Ciò che non è razionale, non è più reale. dunque non ha più diritto di accedere ad alcuna dialettica. può solo appassire.

 Al tempo della tua età strana 

 1 Studia perche' e' importante. perche' ti da' delle possibilita'. tipo quando mangi i fonzies giri il pacchetto e sai scrivere la formula bruta degli eccipienti. 
 2 Dio, quanto vorrei essere buona, quanto vorrei dire guarda cosa c'è qui questa sorpresa, è per te. ma mi devo trattenere. per ragioni educative. 

 Le imperfezioni di Gi 

 1 C'è questa novità adesso in cucina. niente gatto niente pesce rosso. una cosa, una cavalletta, si è piazzata in cima alla cucina. 


 2 Gi ha ucciso la cavalletta senza volerlo. ci ha messo su il piede. Perché sei scesa dal muro in alto, cavalletta, lo sai che Gi non vede un cazzo, la mattina. 


 Mi piacerebbe scollegare alcuni cavetti del cuore e farmi una passeggiata. 


 12|09|2013

 va bene non fidarsi non dar retta a nessuno.
 ma di qualcuno ci dovremo pur fidare, 
 a qualcuno dovremo pur dare retta.
 va bene pensare che tutti fanno tutto 
 solo per averne indietro un qualcosa, 
 che sono tutti cattivi 
 che sono tutti avari.
 ma una rosa la dovremo pur poter dare,
ci sarà pure uno sguardo che si possa cantare. 

 Non ci vorremmo mica estinguere per stitichezza. 


 8|9|13

 1

 più devo fare memoria più mi viene da cazzeggiare all'inverosimile. 
questa paura della memoria non so da dove mi venga. 
allora devo ingannarmi. girare intorno alla cosa. 
guardarla. dire, sì, ecco sì. sì sì. adesso ci guardo. 
adesso mi metto. 
finché non è abbastanza tardi e Lo mi dice, io più o meno ce l'ho marcia, tu? 
io dico, più o meno. e lui, Anche io più o meno. e ci mettiamo. 

 2 
dio della memoria fammi venir voglia. 


 9|13 
 sempre oggi nel mio percorso con la bici con la gomma bucata, ho incontrato un gruppetto di cinque stelle. mi hanno fermata. abbiamo parlato di biciclette. alla fine mi hanno detto quindi vedi che la pensiamo uguale su tante cose. io ho detto, la pensiamo uguale sulle bici, ma a me grillo non piace, mi sa di un pazzo fanatico. e loro hanno detto, cosa c'entra beppe grillo, noi mica siamo beppe grillo. e io ho detto, voi no, non siete beppe grillo, nello specifico, però sul cappellino c'avete scritto beppe grillo. che c'entra il cappellino, guarda, ha detto uno di loro, me lo tolgo ed è fatta. ma poi erano simpatici, veramente, questi del movimento cinque stelle. e mi sono chiesta, perché il pd non ha gente così, che parla di biciclette, che ferma la gente per strada e la invita a discutere sulle cose piccole. ma poi, subito prima di darmi una risposta, mi sono ricordata che mi ero promessa di non pensare mai più al pd. e così mi sono concentrata sulla mia gomma della bicicletta e non ci ho pensato più. 

 1|9|13
 Lettere a veronica 
 1
 Cara Ceronica Lario, mi presterebbe mica quattrocento euro che glieli restituisco entro fine novembre. p.s.non dica che non li ha. 
 2 
Cara Veronica, scusa se ti disturbo di domenica, volevo sapere se invece di quattrocento potevi prestarmi otto. Mi si e' rotto un pezzetto di molare 




 Stamattina mi si è bucata la gomma della bici, entro in un bar, dico scusi ha mica una pompa? il barista dice, no, però il signore sì. mi volto, c'è un signore sui cinquanta, segaligno e guardingo. dico, mi si è bucata la gomma, ma se mi presta la pompa magari la gonfio, fino a casa ci arrivo. usciamo insieme, poi quando arriviamo alla mia bici lui dice, no, che la pompa non ce l'ha. non posso aiutarla, dice, e se ne va sulla sua bici. non mi è rimasto chiaro perché non l'ha detto subito, che non aveva la pompa. non s'è proprio capito. forse pensava che fossi di quelli che con la scusa della gomma a terra ti rapinano. 


sabato 24 agosto 2013

diario 0813



D

a proposito di quel fatto del regalo del compleanno di Di smarrito, infatti dopo poco è successo il peggio. perché quando l'ho chiamato al telefono per dirgli della sparizione del suo regalo mi sono accorta che lui era molto sulle sue e sembrava arrabbiato. però non era arrabbiato per la storia del regalo, perché non gliel'avevo ancora detto. secondo me il regalo si è perso perché lui era già arrabbiato prima. si è perso a causa della sua arrabbiatura. però dato che gli avevo telefonato, ormai non potevo non dirglielo, che il suo regalo di compleanno era andato perso. però gli ho detto anche che ce n'era un altro, il primo, che non era andato perso. perché infatto, ho spegato a Di, che di regali di compeanno ce n'erano due. uno che avevo comprato prima, un libro di kawabata in cui c'era un racconto che raccontava la storia di uno che prende un taxi per andare a trovare un vecchio scrittore, divenuto muto, che non scrive più e durante il viaggio il taxista gli racconta di una donna fantasma e alla fine del racconto l'uomo incontra il fantasma di quella donna, che era poi la scrittura, che era poi, tutto il racconto la riflessione sulle possibilità di rendere realtà quello che uno ha dentro di sé in forma di scrittura e sul silenzio. comunque quello essendo il primo regalo non era andato perso.però l'altro regalo, quello composto da un altro libro, un libro che raccoglieva i primi racconti di vonnegut e un ventaglio, quello era andato perso. non potenvo non dirglielo.
però il fatto che lui fosse già rigido e teso, già evidentemente arrabbiato all'inizio della telefonata, mi ha fatto capire che non c'era alcun legame tra lo smarrimento del suo regalo di compleano e il suo malumore nei miei confronti.
allora mi sono preoccupata. perché ho pensato che ce l'avesse con me per ragioni più grandi. per qualcosa che avevo fatto di sbagliato che non c'entrava con la sparizione del regalo e che non sapevo.
a volte capita che uno si arrabbia per qualcosa ma tu non sai per che cosa e potrebbero essere tantissime cose ma alla stesso tempo potrebbero essere nessuna. perché non sempre uno si arrabbia per una ragione, a volte si arrabbia anche così, perché è venuto il momento di arrabbiarsi. perché sta nell'ordine delle cose.
comunque poi ho cercato il regalo dappertutto e non c'era proprio. 
allora ho messo kawabata sul tavolo, con la sua copertina rosa, per controllarlo, che non sparisse.








K

Sentito k al telefono. k quando telefona è l'unico che racconta delle storie dall'inizio alla fine. è molto generoso. non dice, sai ho visto tizio abbiamo parlato di fare un film sulla sua vita. lui comincia a raccontarmi tutta la vita di tizio per spiegarmi perché hano deciso di fare un film su di lui e per sapere se secondo me è intressante se anch'io al suo posto ci farei un film.
così tutte le volte k quando lo sento al telefono è come se fossimo stati una sera accanto al fuoco. e questa cosa k ca l'ha sempre avuta, non solo per le coseche racconta ma anche per come le racconta, che è come se il tempo non esistesse o non avesse nessuna importanza. infatti k è una delle persone più antiche che conosco, nel senso che ha un tempo che è un tempo che decide lui, dentro. e questo tempo lui quando ti parla lo mette anche nelle cose che dice e nel come le dice. infatti succede sempre che mentre racconta io vedo così bene le cose che racconta che alla fine non mi ricordo più se le ho vissute io o se me le ha raccontate. non ci vediamo quasi mai, con k. ci vedremo al massimo un paio di volte in un anno. e quando ci vediamo lui quel suo senso del tempo lo mette anche nelle cose, nelle azioni. per esempio lui ad un certo punto qualsiasi cosa succeda decide che è ora di cominciare a preparare da mangiare,e lui, qualcunque cosa si stia facendo, quando decide che è ora, per tempo, lui comincia a muoversi con calma ma anche con determinazione per organizzare il pranzo. ma lo fa senza interrompere le cose. così quando c'è k succede che ad una cert'ora, verso l'una c'è il tavolo apparecchiato e il pranzo pronto. per esempio una frittata o un risotto. o anche tutt'e due. e poi alla fine k fa una cosa che non fa nessuno, che lo rende unico ed è forse una delle ragioni per cui l'ho amato tanto. sbuccia un frutto, per esempio una mela, e lo taglia a spicchi poi chiede se qualcuno ne vuole.
k anche quando recita e anche quando dirige gli attori. fa sempre quella cosa, che è proprio una cosa sua che pochi altri hanno, e tra quelli che conosco nessun altro, andare il tempo dove vuole lui. 


T

ieri poi abbiamo ancora cercato di fare il tema, con Ti, che era un tema sul successo. Ti aveva avuto l'idea di scrivere delle cose che non pensava, perché pensava che la sua prof, se avesse scritto quello che voleva lui non l'avrebbe apprezzato. però se gli chiedevo cos'è che voleva lui non lo voleva dire, e poi alla fine è venuto fuori che non gliene fregava niente. non è che non gliene fregasse niente del successo, non gliene fregava niente di dire cos'è che pensava lui del successo. la riteneva una domanda di nessun interesse.
allora ha scritto: al contrario di molte persone che pensano che il successo sia quello delle persone famose alla televisione, io penso che avere successo sia trovare un lavoro anche normale come il medico e il poliziotto e guadagnare e mantenere una famiglia. perché senza un calciatore o un cantante si può vivere invece senza un poliziotto o un medico non si può. quindi alla fine è meglio fare cose di questo tipo, cose normali.
niente di più lontano da quello che lui pensa davvero. infatti Ti vuole fare il dj.
allora, gli ho detto, perché non scrivi che vuoi fare il dj, scusa.
sono cazzi miei, ha risposto.






giovedì 22 agosto 2013

appunti 22.08.13

appunti di questi giorni.

gente senza arti

una mattina salgo sul treno che da chieri mi doveva portare a torino. mi siedo. davanti a me due uomini, abbastanza giovani. sale una ragazza esile, vestita con una maglietta leggera e una gonna. ha un libro in mano e una borsa sulla spalla. la vedo da dietro, noto che c'è qualcosa che non va, come se avesse il braccio a sinistra ripiegato in avanti. quando si gira mi accorgo che il braccio non c'è, è amputato, che la manica della maglietta le ricade all'altezza della spalla. si siede, legge il suo libro, è molto bello il suo modo di di stare, pieno di giovinezza e di bellezza. quando esce sento i due uomini che parlano, uno dice all'altro, hai visto poverina. lo dice con un tono molto dispiaciuto, molto partecipato in totale stacco coi discorsi cameratesci che avevano fatto fino a quel momento. per un attimo non hanno più parlato, era come se dopo quella visione non avessero avuto più il coraggio di riprendere a fare la loro conversazione.


un'altro giorno cammino per chieri, mi fermo a guardare una vetrina di un negozio di scarpe e sento dietro di me, distintamente, sbattere la portiera di un'auto, la voce di un uomo che dice, Mah, vabè. Con una pausa tra il mah e il vabè, come se il vabè fosse stato la risposta o la consolazione al mah, come se il mah fosse stata una protesta in sordina e il vabè, una ripresa dall'inciampo del pensiero che aveva prodotto il mah.
mi giro, per vedere chi fosse a parlare. era un uomo senza una gamba, aveva chiuso a chiave la portiera dell'auto, e aiutandosi con delle stampelle si dirigeva altrove.



tempo.

mentre guardo un documentario di Celati, di colpo pensao al rapporto tra il presente e il passato, l'evocazione del passato, la riflessione sul passato. mi pare che noi passiamo molta parte del nostro presente ad occuparci del passato. sono pochi i momenti in cui il nostro agire è in diretta relazione con cio' che semplicemente accade. quando succede, quando siamo dentro le cose, senza speculazioni intorno ad esse, allora siamo nel presente, mi sembra. però anche dirlo adesso mi fa sembrare che non era esattamente questoil pensiero. perché ci sono cose che solo il dirle già si rovinano, si trasformano in una cosa meno viva.

la vita vista da gi

gi l'altro giorno parlando del mio rapporto fisico coi libri  ha detto, tu i libri non li vuoi solo per leggerli, non li dresti mai via perché per te sono una cosa che ha un'importanza affettiva, li vuoi ntorno e vuoi sapere che ci sono. la stessa cosa, ha detto gi, a me capita coi cavi. i miei cavi mi fanno sentire che se devo lollegare una cosa ad un' altra, dovessi sentirne il bisongo so che tra tutti i cavi che ho ce n'è di sicuro uno in grado di farlo.
non sono mai troppi, i cavi, ha detto gi, anche se a te non dicono niente.



Ti e i temi.
il tema dì quello che pensi sull'avere successo.

A proposito dello studio di Ti, il fatto è che mi rendo conto di quanto sia poco interessante per lui lo studio. ci sono cose reali, come uscire con gli amici, fare le sue cose, mangiare, occuparsi di sé, e poi ci sono cose teoricamente utili, ma che non hanno alcuna connessione colla realtà. non lo interessano perché sono interesssanti, perché destano in lui un qualche interesse, lo interessano collateralemnte perché vuole essere promosso. è un interesse di secondo grado, come un cugino di secondo o terzo grado al quale si è legati ma no per ragioni davvero affettive, solo nominali. lui studia e il tempo dello studio è un dilatarsi infinito, una slabbratura nella quale lui si perde, si indefinisce, si annoia.
io vorrei aiutarlo ma non so come, perché qualcunque cosa provi a dirgli per stimolarlo ad affrontare le cose, i pensieri in modo attivo, il risultato è che lo metto sempre a confronto conqualcosa di non suo, di non uscito dalla sua testa.
posso sostituirmi a lui, come qualcuno che mentre guidi ti prende il volante e dirige la macchina dove vuole, nel posto che vuole lui, ma non posso indurgli dei pensieri. perché non possiedo la chiave del motore del suo cervello, non so come attivarlo. lui si annoia, mi detesta, pensa che quello che dico sia giusto ma non abbia alcun interesse.
alla fine gli do un dizionario, gli dico, cerca qua dentro. ci sono tante di quelle cose, di quelle parole, qualcosa ti verrà in mente (per un tema), poi però ho la sensazione di averlo lasciato solo, di non averlo aiutato fino in fondo.



ancora sulla vita di gi vista da gi

a Gi capitano sempre cose inspiegabili. come delle disdette. se c'è da inciampare inciampa, se c'è da perdersi si perde, se c'è da dimenticarsi qualcosa lui la perde. però ha qualcosa dentro che gli permette di trovare sempre un modo per riparare alle disdette girandoci intorno, guardandole e rimediando.
lui ha i suoi rimendi. che sono come delle brugole, dei cacciaviti, per riavvitare la realtà, per tenerla insieme nonostante le disdette. e così alla fine arriva sempre dove vuole arrivare, nonostante nessuno potesse scommettere a suo favore.


il mio regalo di compleanno per il compleanno di Di

il regalo di compeanno di Di si è perso. avevo comprato un libro per lui, e un ventaglio. sulla stoffa del ventaglio avevo scritto, questo ventaglio è da maschio. perchè non lo prendesse per un ventaglio da femmina. però poi adesso non si trova più niente. il sacchetto di carta colorata, con dentro il libro e il ventaglio è scomparso. non si sa proprio dove possa essere sparito. eppure è davvero sparito.
a volte alcune cose spariscono, si mettono da qualche parte perché non vogliono essere viste. come ad esempio, il caso del ventaglio e del libro, che se ne sono andati in un altro posto che non
si sa, forse perché non volevano essere mai più trovati.


vecchietti di vario genere incontrati a chieri

oggi nella piazza di chieri c'ernao due vecchietti che parlavano sulle strisce pedonali. stavano in mezzo alle strisce ma no si muovevano, continuavano a parlare lì. forse perché gli piaceva quel non andare né di qua né di là della strada. era i lloro punto di incontro. le auto non suonavano. aspettavano che i due finissero la loro conversazione. che poi quando è finita si sono separati senza molti problemi.


alla fermata dell'autobus un signore anziano parlava con un ragazzo di colore. gli diceva che d'estate è meglio che d'inverno perchè dìinverno si spende di più, per vestirsi ma anche per il cibo, perché , gli diceva, d'estate anche se ti mangi solo i pomodori e l'insalata va bene, ma in inverno che fa freddo non puoi mangiare solo quello, devi mangiare anche cose più sostanziose se no vai giù, ci vuole la carne. ma la carne costa perciò d'inverno diceva il vecchio, è più difficile la vita. e il ragazzo diceva si con la testa, che anche seconod lui era meglio l'estate, perché era più leggera.
poi sempre alla fermata il giorno prima una signora anziana è venuta da me e mi ha detto, eh, adesso viene il freddo, è un peccato. io ho detto che ci voleva ancora un po' prima che venisse il freddo. ma lei ha detto di nuovo, adesso viene il freddo, basta con il sole. a me non piace il freddo, perché poi piove, fa freddo, bisogna coprirsi.
eggà, ho pensato. non mi veniva in mente, perché quando fa caldo è molto difficile pensare veramente al freddo, che il freddo esiste davvero, intendo. come d'inverno è molto difficilepensare che il caldo, quel caldo di quando non riesci a muoverti per via del caldo, esista veramente.
così noi viviamo sempre in questi stati senza riuscire a immaginare contemporaneamente che esistono anche stati del tutto diversi, sia a livello di temperatura sia ad altri livelli.


poi oggi quando sono andata in farmacia  a comprare il moment, c'era tantissima gente perché molte farmacie sono ciuse per le vacanze, eravamo in coda, davanti a me un signore anziano che diceva alla farmacista che la moglie non andava di corpo di dargli qualcosa per la moglie per farla andare. allora la farmacista gli ha dato delle supposte di glicerina. ma finzionano? ha chiesto il vecchietto. si, ci vuole un po' di pazienza ma funzionano. allora lui ha detto di sì che le comprava. poi quando la farmacista gliele ha incartate all'ultimo momento lui ha chiesto se gli poteva dare anche il falqui. la farmacista ha detto Vuole il falqui? lui ha detto sì. ma le dica di non usarlo troppo, perché sono cose che fanno male che poi se si abitua poi non va più di corpo senza quella roba lì. il vecchietto era comunque contento del suo falqui a cui si capiva che mirava dall'inizio. e ha detto dinuovo, si. poi la farmacita ha detto, ne prenda poche, mi raccomando, glielo dica a sua moglie che è meglio prenderle di rado.
e lui ha detto Una alla volta?
la farmacista ha detto, sì, una alla volta. mi scappava da ridere e anche lei stava per mettersi a ridere per la tenerezza di quel vecchietto lì.


sabato 27 luglio 2013

diario 07|13



invece alla poste c'erano due che pensavano ad un complotto. hanno detto che quello allo sportello dei pacchi si vedeva benissimo che non era lì per una spedizione. stava lì da troppo tempo. allora anch'io dopo unpo' che leggevo il mio racconto di kawabata quando l'ho finito dopo un po' che aspettavo ho cominciato a pensare che forse avevano ragione, che in effetti la cosa puzzava. si vedeva che lì ai pacchi si stavano facendo la loro cosa con estrema calma ma non si poteva sapere se fosse una cosa di pacchi o no. così poi quando è toccato a me mi sentivo di dover far presto per far vedere alle due del complotto che io ero pulita. mi veniva l'agitazione. il tipo dei pacchi ha detto, sì metta lì, scriva l'indirizzo che intanto faccio passare un'altra persona. ma io non so se ero contenta che mentre scirvevo facesse passare un'altro. mi andava, ma anche no. volevo che aspettassero, ma non volevo che si vedesse che facevo piano per farli aspettare. allora ho fatto veloce. e ho anche fatto passare due persone perché una volta scritto non sapevo più come infilarmi. perché quelli non lo sapevano che ero lì da prima. non volevo pensassero che ero anch'io una del complotto. anche se avrei voluto esserlo. anche se non sapevo neanche di quale compotto.







ho capito che de La Stampa mi piace leggere solo gli annunci economici e le richieste di matrimonio. quelli che vogliono scambiare i punti di quel solo tipo di detersivo, che vendono pannoloni o pedane per la ginnastica mai utilizzate o utilizzate una volta, lettino per massaggi portatile tredici chili in faggio, amicizia a scopo matrimoniale non fumatrice non oltre il metro e sessanta sessantacinque laureata max sessantenne, che cercano il tappo, offrono il pesce rosso causa lutto improvviso, vendo caffettiera monodose smaltata per inutilizzo, coperta all'uncinetto azzurra in perfetto stato, arricciacapelli, pattini da ghiaccio numero trentacinque, una sciarpa in seta ecrù, abito da matrimonio usato una sola volta perfettamente conservato taglia quaranta, lampada da libro portatile e borraccia termica e scalda ceretta tutto a trenta euro.
elegante colto gentile amante ortensie cerca max cinquantenne (bionda) per futuro insieme.







Il metalogismo (dal greco metá, «oltre», e lógos, «discorso») è il tipo di figura retorica che modifica il valore logico complessivo della frase facendone perdere il significato letterale. I diversi tipi di metalogismo violano tutti le regole di veridicità, permettendo di oltrepassare le restrizioni linguistiche: in questo modo è possibile creare nuovi significati, a partire da combinazioni di concetti non logicamente correlati. (esempio: «bello da morire»).
wikipedia




c'erano anche due che litigavano al bar. no tu non puoi pesare cinquantuno chili. peso io cinquanta tre. tu hai le coscie più grandi delle mie peserai almeno cinquanta quattro. ti dico che peso cinquantuno. Non è possibile, avrai avuto le scarpe. (‪#‎chieri‬)







ai giardinetti due bambine, Ma lo sai almeno cosa vuol dire gay, sono quando due uomini che si amano. (l'altra) No, non vuol dire quello. mamma, è vero che gay sono quando due uomini che si amano? (mamma) la parola vera non vuol dire quello, è inglese.