oggi siamo stati a trovarti ma c'era troppa neve. come sempre c'è sempre qualcosa di troppo sopra di te. non si riusciva a raggiungerti neanche questa volta. ora che ci penso anche l'altra volta, la prima volta che sono venuta, molti anni fa, c'era sempre qualcosa. sempre neve era. per questo credo anche l'ultima volta era sempre neve. neve molto pesante a quanto pare.
ho portato un mandarino sperando fosse allegro e una candela per accendere la luce sul mandarino che ti avevo portato. poi anche un libro delle mie poesie. che non erano le migliori. non volevo portarti le migliori perché non volevo che tu partissi da quelle. se ti piacciono le mie poesie devi partire per forza da quelle che ti porto. se poi ti piaceranno, allora ti porterò anche le migliori. ma non adesso.
dopo il mandarino.
se non ci sarà troppa neve verrò di nuovo.
l'ultima volta avevo già molti anni più di te e questa volta ne ho avuti ancora di più. hai sempre meno anni.
non è colpa tua.
il tempo si affanna troppo.
mi dispiace avere un padre così giovane e così coperto di neve.
un padre che non si affanna.
quando avresti forse potuto ma lasciamo stare.
avrei voluto portarti notizie di tutti. non volevo che pensassi che non abbiamo condotto bene le cose.
la realtà è che le cose se ne sono andate dove volevano ma io non sapevo come dirtelo.
mi rendo conto che un mandarino non è niente.
un mandarino ogni otto nove anni non è niente. non basta.
però anche le notizie non si saprebbe da dove partire.
una volta al giorno.
una volta al giorno sarebbe più facile seguire l'andamento. anche se a ben pensarci le cose non hanno nessun andamento. vanno su e giù come una nave, come una piccola nave in mezzo al mare.
non so spiegarti cosa sia una nave. non so se sotto tutta quella neve ti possa essere così facile immaginare una nave né tanto meno, sotto, un mare.
dovrei rispiegarti tutte le cose ma non sarebbe facile e non sarebbe neanche giusto. eri forse tu. sarebbe stato più giusto se tu avessi spiegato a noi il significato delle cose una alla volta, cosa che non hai fatto e non hai potuto fare. non importa, comunque è andata bene lo stesso.
volevo dirti comunque che on c'è solo la neve. mi farebbe piacere che tu sapessi almeno questo.
la neve non è tutto.
ci sono anche i mandarini, per esempio. ci sono anche le mie poesie, per farti un'altro esempio. e c'è la luce della candela.
abbiamo scavato una piccola fossetta nella neve, con le mani, perché il vento non la spegnesse.
per fare un terzo ultimo esempio.
non voglio venire a darti delle lezioni, ci mancherebbe. tu stai bene così. anche da solo.
ma noi che siamo sopra, che camminiamo e respiriamo, per noi è tutto diverso. non so se posso spiegarti il senso di questa diversità, non ho molti termini di paragone mi rendo conto, non so come chiamate voi le cose. per noi un mandarino è un piccolo frutto arancione, ha una buccia. ma la buccia non si mangia, si toglie. prima si toglie la buccia e poi si mangia quello che c'è dentro. il mandarino sarebbe tutto il frutto, ma noi, quando si dice mangiare un mandarino si intende prima togliere la buccia e poi mangiare solo quello che c'è sotto la buccia. ma non si specifica mai, è una cosa che viene in automatico. quando si dice magiare un mandarino tutti sanno, si immaginano da soli che prima si toglie la buccia (quella cosa arancione che sta sopra) e poi solo quello che sto sotto, si può magiare.
un'ultima cosa che non ho ti ho detto, sempre per quanto riguarda questo fatto del mandarino, è che ci sono i semi. i semi che stanno dentro il mandarino. a volte, se non ce ne sono molti si possono anche mandar giù, ma se sono molti la cosa può diventare parecchio fastidiosa ed è meglio sputarli. li metti nel palmo della mano senza fartene accorgere, li sputi piano piano senza fartene accorgere, dalla bocca al palmo, con discrezione, ed è fatta.
forse penserai che venire da te dopo otto nove anni e pretendere di spiegarti una cosa e basta. ma come vedi, una cosa semplice come un mandarino, mi diventa subito così complicata tra le labbra.
ho fatto bene a star zitta allora. a posarlo lì, sulla neve accanto alle poesie e alla candela.
io non ci posso fare niente se la candela non è rimasta accesa fino alla fine. non potevo stare a farle la guardia per tutto il tempo della sua vita di candela, capiscimi. non possiamo controllare tutto. non tutte le cose. io non posso.
forse, se avrà voluto in mezzo a tutta quella neve, bruciarsi tutta o solo fino a metà, cosa posso sapere di più.
io non ero preparata, non sono mai preparata. ho portato quelle cose ma non ero sicura che fossero le cose giuste, le cose che potevano servirti di più. nessuno sa mai di cosa c'è bisogno perché le cose vadano per il meglio.
mi dispiace se la candela non ti ha scaldato intorno tutta quella neve, se non l'ha potuta sciogliere tutta, se non ha fatto il suo piccolo. quello che avrebbe dovuto fare. troppo piccolo caldo.
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domenica 31 marzo 2013
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mercoledì 20 aprile 2011
vedere se non l'ho bruciata
non devo più dimenticarmi le
pentole sul fuoco dice mia nonna
che potrebbe essere molto
pericoloso che lei controlla sempre
e anch'io dovrei controllare.
che lei dice mia nonna c volte torna indietro
per vedere se ha spento tutti i
fuochi per scongiurare il pericolo
e mentre lo dice subito mi viene
il dubbio di averlo fatto ancora
che da qualche parte qualche
parte di me è diventata incendiaria
e da qualche parte qualche altra
parte di me ha paura
che l'altra parte di me appicchi
il fuoco.
ci riesca.
poi mia nona mi racconta di come
è morto mio nonno dice
che è stata colpa della
fisiatra. la fisiatra era stata convocata
quando mio nonno stava ancora
bene, ma che la visita l'ha fatta
quattro mesi dopo, quando mio
nonno era sul letto di morte
e lei non poteva più
ginasticarlo. allora per non essere andata a vuoto
la fisiatra ha detto che il
collo, lo sentiva rigido, che non voleva mai
che fosse una meningite. e
allora ha prescritto una medicina molto forte
una medicina che ti dà uno
scossone in tutto il corpo
una medicina che la danno
proprio quando uno ha la meningite
per scuotere via la meningite. e
mia nonna non era sicura
ma poi gliel'ha fatta. gliel'ha
fatta poco per volta. ma gliel'ha fatta.
e non è successo niente lì per
lì. ma poi nella notte ha sentito un urlo
come di una bestia ferita che
non si poteva
dire cosa fosse quell'urlo. era
mio nonno.
e poi, dopo poco. mio nonno ha
cominciato a morire davvero.
questo si è poi scoperto, a
quanto mi dice mia nonna mangiando il pollo
che è stato a causa della
medicina che la fisiatra aveva prescritto a mio nonno
non potendo ginnasticarlo. per
far qualcosa comunque di utile per la rigidità del collo.
e intanto sempre di più sale in
me l'incoscienza del fuoco. la visualizzo lenta
in forma di fusione, di pentola
incandescente che divampa e fa divampare.
ascolta. ascoltami.
dopo il nonno si passa ad
argomenti più leggeri. il fatto che lei
non vuole che mio fratello erediti
niente di suo. questo è il dilemma.
allora io le dico di prndere
ancora un po' di pollo, ma è troppo tardi
e comincia a dire che mio
fratello giocava a tennis. che mio fratello
giocava a tennis invece di
occuparsi del negozio. e quando ha chiuso negozio
mio fratello giocava a tennis e
non si occupava della svendita che la svendita
gliel'ha detto anche la
commercialista, non si può fare il cinquanta reale.
che se fai il cinquanta reale
nessuno lo fa. che mio fratello pretendeva di fare
il cinquanta reale solo perchè
voleva andare a giocare a tennis e togliersi
la roba di mezzo ai piedi. o a
scacchi. o andare a parlare con quella
del negozio di scarpe. allora
non si può capisci. ascoltami.
la pentola non so più. non so
più se era ieri o oggi o dove l'ho posata.
e neanche il caffè. mi ricordo
che l'ho messo su ma non mi ricordo
se l'ho spento. devo averlo
spento per poi metterlo sul tavolo ma non mi ricordo.
mio fratello dice mia nona che
non vuole lasciargli neanche un pezzo della sua eredità.
il pollo si fredda nonna. prendi
almeno un altra ala. un altra coscia.
ma mio fratello niente. voleva
solo liberarsi di tutto perché si comportava
come uno assunto. quando era
socio. era assunto ma era socio. e pensava al tennis.
come uno assunto. un socio non
puo' pensare al tennis perché nessun socio
pensa al tennis. nessun socio si
comporta come tuo fratello. e alla fine sai cosa mi ha detto
mi ha detto sai cosa. che voleva
la liquidazione. ma anche la commercialista mi ha detto
non glieli dia mica in soldi eh.
metà in soldi. metà in merce.
perchè quello che ha in
magazzino adesso vale cento, domani vale cinque.
non in soldi eh. non si faccia
mica fregare eh. metà in soldi e metà in merce.
ma mio fratello la merce non
l'ha voluta e allora: uno sull'altro.
non uno spillo di eredità.
il fuoco io non so. non riesco e
non voglio. non mi interessa più questo. non più di quello.
niente.
devi devi devi. non fare mica
così eh. non fare così. devi pensare.
cosa faresti tu se non fossi tu.
cosa diresti e cosa non diresti se non fossi né questa metà né l'altra.
la metà incendiaria se n'è già
andata a fare una passeggiata tra le rose. ha staccato un pezzo di ramo.
la metà incendiaria si è presa
un ramo di rosa. una rosa antica. e l'ha messa nel vaso.
l'altra metà ha mangiato la
pelle del pollo. per mettere la bocca a posto. per non sapere cosa dire.
allora poi la nonna ha cambiato
discorso.
ha parlato male di una cugina
che ha una figlia che vende i biscotti. una puttana che non ha mai scopato in
vita sua. a quanto dice la madre. la madre a quanto dice mia nonna ha detto a
mia nonna che la figlia è una mezza puttana ma non a mai scopato. che gliel'ha
detto in confidenza. non ha mai scopato perchè non ne sente la necessità. però
la puttana la fa con gli uomini. con tutti gli uomini che vede. non so perché.
allora chiedo ma nonna se non le piace perchè lo fa? se non le piace scopare
perché fa la puttana? eh nonna? non gliel'hai chiesto alla cugina perché fa la
puttana. non si sa, dice mia nonna. perché alle volte la gente forse ha
qualcosa che la spinge lì. perché lei infatti appena vede un uomo devi vederla
come c'è solo lei e lei che fa questo e lei che fa quello. e prndi un biscotto
e i biscotti qua e i biscotti la.
e poi gli uomini ci cascano come
delle pere. ma poi lei avendo raggiunto la pace dei sensi da sempre cosa se ne
fa di questi uomini. non si sa. la madre dice mia nonna dice che tanto a lei
scopare non le piace. forse allora le dico, le piacerà fare la puttana così
solo per i biscotti e per vedere che effetto fa fare la puttana per vedere
come. non so. ormai è tutto bruciato. forse ci sono anche i pompieri. e dovrò
pagare e dovrò dire che è stata colpa mia a metà e l'altra metà non potrà
difendersi, non avrà spiegazioni per la sua metà.
nonna. io voglio solo prendere
la mia rosa e andarmene perché non posso. ma lei niente. cerca ancora qualcosa
o qualcuno da odiarmi. allora siediamoci. a questo punto. quando lei odia io
devo sempre solo dire che va bene. che mio fratello l'ha insultata che mio
fratello l'ha derubata che mio fratello non deve avere neanche uno spillo di
eredità.
che poi penso quale eredità.
quale eredità. infatti un giorno parlando proprio di questo mia madre mi ha
detto quale eredità. non c'è nessuna eredità perché l'eredità è mia e non c'è
così tanta eredità da pensare tanto. quando arriverà l'eredità io la erediterò
e basta. non c'è un dopo di questa eredità della nonna mi ha detto mia madre un
giorno che ne parlavamo. perché l'eredità è solo una. ed è mia. e dopo non ci
sarà da pensarci perché non ci sarà pù. già è piccola per me, si capiva che si
diceva questo. già e piccola per me, figuriamoci se c'è da pensarci per voi. la
nonna non deve preoccuparsi che tuo fratello non abbia la sua eredità perchè la
sua eredità non cisarà né per te né per mio fratello. perché l'eredità dovesse
mai esserci sarebbe mia e non ci sarebbe un dopo. con tutto quel poco che è già
non c'è proprio motivo di parlare di un'eredità come se fosse un'eredità
enorme. come se fosse un 'eredità grande. perciò il problema non
sussiste.
ma per mia nonna sussiste perché
è una questione che va oltre. è una questione di odio per qualcosa che non si
può contare. che non si può dire se è grande o piccolo che non si può dire se
ci sarà o non ci sarà. perché c'è.
è l'odio di famiglia. è l'odio
famigliare di certe famiglie che ne hanno bisogno per vivere.
e l'odio per qualcuno che si
puo' odiare con una faccia un nome un cognome per odiare con una direzione e
una spinta. una spinta vitale. un odio che mi fa pensare subito di nuovo alla
mia casa chiusa
da fuori e in fiamme.
allora io cerco e cerco. una
casa. una casa mia dove stare dentro dove dentro ci metto la mia rosa
dove dentro ci metto mio
fratello in un campo da tennis e una betulla.
e dico a mia nonna che si
potrebbe mettere un'amaca. così. tra un ramo e l'altro così ci puoi dondolare
e leggere. no? e lei dice
chissà. allora io dico subito che sì, che io ho un'amaca e che gliela porto
un'altra volta quando vengo di nuovo conla farinata. che poi mettimao l'amaca
tra un ramo e l'altro e lei ci sale e si dondola e legge. e così leggendo
sull'amaca forse non si odia più tanto. ma non so.
però poi lei come al solito dice
sì che è un non si può. perchè certe cose che anche si possono fare, che sono
semplici, in verità vi dico. che sono difficili. un'amaca per sdraiarsi,
un'amaca bianca tra un ramo e l'altro. è difficile. perché è difficile e non si
può. come molte altre cose difficile come un'amaca. come dipingere o anche fare
una torta e invitare tutti. non si può. anche se si può. è impossibile.
per mia nonna lo vedo e lo sento
benissimo, l'amaca non è una cosa possibile. anche se è possibile per lei si
capisce ch enon ci sarò mai. perchè anche se ci fosse e fosse bianca e tra un
ramo e l'altro lei non ci si dondolerebbe mai. per paura di sporcarla. o di
cadere. ma pù di sporcarla. o di spezzare un ramo. o di perdere tempo. o di
dimenticarsi qualcosa sul fuoco.
però io per un po' me la
immagino e mi piace. allora diventa tutto molto più buono.
però non sorrido. però voglio
andare a casa a vedere se c'è ancora
se non l'ho bruciata.
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