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venerdì 11 ottobre 2013

abbiamo tutto

no ma è pazzesco, è bellissimo, ma stai benissimo, sei stupenda, ma che buone, ma che bello. sei andata dal parrucchiere? sei stato dall'osteopata? ti trovo uno splendore, che bel cane, è un amore, che bel bimbo, è tuo? quanto ha, che bel rivolto dei pantaloni che hai, che buono il brodo di pesce come lo fai ce l'hai la ricetta? chi te l'ha data? che carina tua nonna che carina tua madre che carino tuo zio, è un tipino. va bene la tua macchina è a gas? me lo devo far mettere anch'io il gas nella macchina, è davvero conveniente. ho visto una cosa a teatro, era una palla, però interessante, cioè si capiva che c'era una linea portante interessante, magari non si capiva ma si sentiva che c'era. ho dormito ma poi mi sono svegliato e mi ha lasciato uno strascico. lo sai che a M gli è morto il fratello? lo sai che K si è suicidata. Però il profilo su fb c'è ancora. qualcuno glielo deve dire. facciamo una lettura una frittura facciamo una bella lettura e poi ci mettiamo la frittura di polipetti e il vino vicino. Facciamo il vino, ci mettiamo tutti in una cascina. ci mettiamo un asino. l'asinello. ciò un amico che c'ha l'asino. è carino. facciamo un bel falò in una cascina. chiamaiamo anche dei contadini. lo conosci un contadino? lo contattiamo. poi ci mettiamo anche qualcuno che canta. ce l'hai qualcuno che canta. ci mettimao uno che canta e due coi tamburelli. ci mettimao d'accordo col comune. son leghisti. son democristiani. sono tutti grillini. no senti la multa non me la puoi levare non c'ho i soldi. non me la puoi levare? aprono la chiesa per la giornata della cultura. è tutta una cultura, aprono le chiese aprono i musei aprono le opere d'arte, è tutta una cultura. siamo un paese dove la gente ti da tutte le mani, tutti con le mani siamo in questo paese. e abbiamo il vino e abbiamo il sole non siamo mai soli. ne abbiamo di sole. eppure. abbiamo tutto.

lunedì 8 luglio 2013

e mi rispondo

stamattina, contrariamente alle altre, non ho neanche l'intenzione,
di smettere di fumare.
sto facendo la pace con l'idea neanche troppo remota
della fine imminente di me stessa
non essendo in grado di garantirmi alcuna tutela
alla fne guardandomi da fuori penso
sai che c'è,
te lo meriti
stronza.

e mi rispondo

mavaffanculo.

cominciare da lì

ho letto il libro di una che scrive bene. però copia murakami. ora mi dico, se scrivi bene, perché devi copiare murakami. scrivi come ti viene a te. tanto murakami sarà sempre murakami e tu sarai sempre tu. anche a me alle volte mi verrebbe voglia di copiare brautigan, ma cosa lo copio a fare, lui si è sparato. se lo volessi davvero copiare dovrei cominciare da lì.

sabato 22 giugno 2013

prima o poi arriverà il gatto



Prima le cose succedono 
e dopo son successe.

Scriverne sta li, nel mezzo.

(La trama non esiste

a meno che non muoia qualcuno)





Buongiorno.
Non ti avevo perso allora. 

Eri solo nell'altra stanza.
Che poi e' uguale.

Quando uno non c' e' non c' e'. 
Non importa dov' e'.

Questa era la settimana degli atti unici incompiuti,
lo sapevi?
Una rarita'.

La foto te la metto su fb cosi poi la guardate.
ve la metto su fb insieme alle altre così poi le vedete 

così poi le vedete tutte assieme
su fb. 
ve le metto.


Tu da che parrucchiere vai? che bella tinta.





Si crede possa dipendere dai carboidrati o dai grassi 

o dall 'alcool dallo zucchero o 
dalla mancanza di vitamina ci. 
Invece poi era il tempo.

Percio' mi taglio i capelli.
per andargli contro.
Si capisce.


Non vorrei sembrare pessimista.
non c' e' niente che non mi vada giu'.

Scrivere mi aiuta ad ingoiare.



Ci sono certe formiche che dopo un po' diventano alate. 

Però non volano. Allora 
cosa le hanno a fare le ali? 
Sono le galline delle formiche?




Diucristu.

Qui la situazione è che non c'è niente da fare,

andiamo semrpe avanti col sorriso.

Ma a forza di sorridere anche la mascella ha dei problemi dell'articolazione.

A quanto pare.

A quest'età, mi ha spiegato il dentista. per l'articolazione mascellare non c'è molto.

Perciò dico solo che per quanto mi riguarda

molte cose non mi riguardano più.



A furia di ascoltare la radio che parla mi viene da pensare che belli quei tempi quando la fiat la metteva sempre in culo agli operari. almeno gli faceva qualcosa.
li considerava persone umane con un culo, per esempio?
per esempio.

Ma sai che c'e' proprio un tipo di donna tipo alto, coi pantaloni stretti ma il culo un po' grosso cogli orecchini magari d' oro e un modo di gesticolare da cui si vede che c' e' dietro il marito ricco professionista affermato, c" e"un tipo didonna di quel tipo, sui sessanta ma ben tenuta che si occupa di fiori ma potrebbe allevare anche maremmani o adottare a distanza, che mi fa sentire subito la voglia di correrre ad abbracciare mia nonna.



Prima o poi arriverà il gatto. entrerà dalla porta e non se ne andrà più e io dirò cosa ci potevo fare, non l'ho mica scelto. è entrato e basta.




Ieri ho visto un lampo muto. senza il tuono. sara'mai possibile. o forse era cosi lontano che il suono deve ancora arrivare. o forse mentre c' era il tuono era passato l'autobus.




C'è un momento che va anche bene riposarsi. 
Tutti si riposano un po'.
Anche i tubetti dei dentifrici.




L'unica mail stamattina è di helplavoro.it: sogni di laurearti?
vorrei rispondere, gentile helplavoro quello che sogno sono cazzi miei, tu dovresti al massimo propormi un lavoro. ma la mail non contempla risposta. quindi, allora, cosa domandi a fare.



Quello lì dietro diceva sardo, di giù, io volevo dirgli allora non di giù, di là in diagonale semmai, ma non l'ho detto, ho fatto finta che la sardegna fosse più in basso perché non mi andava che si vedesse che in questo periodo non sono d'accordo su niente.

martedì 30 aprile 2013

l'uomo che sradicava gli alberi

vorrei scrivere un libro dal titolo: L'uomo che sradicava gli alberi.
che è la storia di un uomo che se andava in giro per le colline e tutto dove vedeva un piccolo alberello nascente lo sradicava. per non illuderlo.



poi c'è la scena clou dell'uomo che sradicava gli alberi che incontra l'uomo che piantava gli alberi, e si guardano e si riconoscono, e fanno finta di non conoscersi. uno se ne va a piantare di qua, l'altro se ne va a sradicare di là.



poi c'è la scena dell'uomo che piantava gli alberi che di nascosto pianta tutti quelli che l'uomo che sradicava aveva sradicato.



e poi c'è la scena di quello che sradicava che di soppiatto andava a sradicare i riradicati.



sono due scene che si alternano ad libitum.



finché uno dei due muore e l'altro si redime.

venerdì 5 aprile 2013

wunderbare kurzes Stück*



wunderbaren Charakteren: 1,2

(Einakter)

1 Kein Wunder, dass du so blass und weiß bist.
2 Kein Wunder, dass sie dein Zimmer neu strich.
1 Jedoch bin ich trotz alledem ein wenig verwundert.
2 Kein Wunder also, dass wir nicht mithalten können

1 Sicher, die Menschenrechte sind ein wunder Punkt.


*trad.

pezzo breve meraviglioso
personaggi meravigliosi
atto unico
1 Ci credo che sei così pallida e bianca.
2 Per forza ha voluto ridipingere la stanza.
1 Ciò nondimeno, sono comunque un po'sorpresa.
2 Non c’ è da stupirsi se ci è impossibile competere.


1Certo, esiste il doloroso aspetto dei diritti umani.

sabato 30 marzo 2013

PDCHVCBPVA

io, se dovessimo andare di nuovo a votare, fonderei il Partito di quelli che hanno votato bersani per non votare berlusconi, che avevano votato occhetto, non per occhetto, ma sempre solo contro berlusconi , che poi avevano anche votato prodi per evitare che l'ombra di berlusconi calasse sul paese, per non disperdere il voto, come si diceva, che il voto se lo disperdi anche votando per quelli più piccoli; il partito di quelli che hanno votato persino rutelli, e non dico nulla, non dico nulla su rutelli, lasciamo proprio perdere, anche se all'inizio era anche carino con quelle specie di boccoli ma sempre contro e in opposizione a berlusconi, che comunque alla fine governava sempre, e che avevano rivotato prodi, sempre per non che berlusconi vincesse ancora che ancora avevano votato veltroni. contro berlusconi,  e alla fine tutte le volte si dicevano no, questa volta è troppo, non voto più. ma si ricordavano che i loro genitori e che ancora di più i loro nonni, quando erano piccoli gli avevano detto Il voto non è un diritto, è un dovere, cioè è un dovere ma è anche un diritto, che va difeso e va difeso appunto votando, anche se non c'è qualcuno che ti rappresenta pienamente la democrazia è anche questo, saper accettare che uno non ti rappresenti appieno ma ti rappresenti un po', il più possibile, e percio' a votare ci si va perché noi abbiamo lottato perché voi poteste andare a votare eccetera (per chi aveva i nonni partigiani o i nonni comunisti o anche banalmente dei nonni), anche se in effetti votare questi stronzi non è un granché comunque a votare ci si è andati. E questo partito di tristi, che è sempre andata a votare, sempre dicendo No, io questa volta non voto più, ma poi all'ultimo momento per la paura di un ipotetico peso enorme sulla coscienza di una vittoria di berlusconi aggiudicata da un solo voto non dato al suo oppositore del momento, ci sono andati, sarebbe il PDCHVCBPVA partito di chi ha votato contro berlusconi per vent'anni. e questo partito sarebbe un partito che già in partenza partirebbe stanco, ma comunque, essendo la prima volta che vince, si tirerebbe su le maniche e finalmente ripristinerebbe l'equocanone, e toglierebbe i soldi ai ricchi e li darebbe ai poveri, e aprirebbe più scuole e più ospedali e chiuderebbe più chiese. che se la gente vuole pregare, davvero, lo può fare dovunque, anzi. e io, questi del mio partito, li voterei di corsa.

martedì 26 marzo 2013

Anche se è presumibile che i fratelli Ayler stessero facendo esperienza con droghe psichedeliche non esiste nessuna prova effettiva che tali sostanze abbiano alterato significativamente la loro stabilità mentale


(Successivamente però la Parks avrebbe confermato che Ayler era molto depresso e si sentiva in colpa per il crollo mentale del fratello)


Il suicidio è il gesto autolesionistico più estremo, tipico in condizioni di grave disagio psichico, particolarmente in persone affette da grave depressione e/o disturbi della personalità di tipo psicotico. Ovviamente essi possono essere determinati da eventi ben pratici, quali delusioni amorose, condizioni di salute o di estetica, condizioni sociali, ecc.



d dice che il suo amico musicista dice che ayler suona come un bambino di un anno che dice a sua mamma perché hai fatto questo.

(loro si parlano chiamandosi e facendosi sentire dei suoni)

poi il discorso sul fatto che la gente vuole un ego.

non vuole un dialogo perché vuole essere sicura di spostare il suo amore su qualcosa di fermo. buttarlo dall'altra parte ma su qualcosa che al limite traghetti un po' qua e un po' là per dire, siamo stati anche da qualche parte, ma subito poi a casa. sani e salvi. una storia. un'illusione perché no. può servire. purché ti riporti sempre a casa. a casa sani e salvi.



(Ayler aveva spesso dichiarato di volersi uccidere, ed in un accesso d'ira era arrivato a scagliare con violenza uno dei suoi sassofoni contro il televisore di casa)



un film, un romanzo. purché si possa comunque fare ritorno.

perché la musica è così avanti?

si può permettere questo senza che nessuno si agiti, tutte queste sospensioni, senza che nessuno si scandalizzi o dica no, e dio, questo non si può fare proprio no. non ci riporta a casa. dove ci porta?

perché la musica può permettersi di non portarti subito a casa.



(Albert raccontò di avere visto uno strano oggetto in cielo e di aver pensato che lui e il fratello "avessero ricevuto in fronte il sigillo destro di Dio onnipotente")




invece con le parole dobbiamo per forza ancoraci bene alla storia. non se ne parla.

no.




una chitarra pazzesca tutta di metallo che viene suonata con una spugnetta per i piatti e un bastoncino.

uno si puo' anche chiedere tutto qua?

invece non se lo chiede.

dopo, poi, magicamente

con l'archetto un' altra chitarra diventa un'orchestra d'archi in una chiesa

Ma poi te lo chiedi

perche'

subito

siamo tornati qui

con una frivolezza

uno scherzo

che dice




Si può scherzare,

non ti preoccupare.

siamo qua e si può scherzare?




siamo stati via dove non si può stare

abbiamo cercato

non abbiamo trovato

niente

non siamo tornati

non siamo tornati

non torneremo mai

a casa

siamo salvi

perché 
perduti.




(Nell'esercito Ayler suonava stabilmente nella banda del reggimento. Nel 1959 venne dislocato in Francia, dove si specializzò nell'eseguire marce militari che sarebbero state una delle principali influenze nella sua musica futura)

sabato 16 marzo 2013

l'amore (def)


L'amore non è un cane, che fischi e lo fai sedere, indichi col dito il pavimento
e lo fai sedere, 

gli tiri la palla, 
lui corre e te la porta indietro. 
Non è un cane del cazzo, l'amore.

giovedì 14 marzo 2013

confidenze




-tu in tutto in tutto con quante persone l'hai fatto?
-cosa?
-l'amore.
-tre o quattro.
-si, diciamo. contando anche quelle senza.
-non ho capito,
-contando anche le trombate a cazzo.
-contando anche le trombate a cazzo vediamo. sui quindici. tu?
-una sessantina.
-a cazzo e amore o solo amore
-a cazzo e amore.

lunedì 4 febbraio 2013

dio e la miss (da "Swan")



(Dio, La Miss)


La Miss: Quindi lei ha deciso che le cose non andavano bene.
Dio: No. Non andavano bene.
La Miss: Perché
Dio: Erano come i sassi. Erano troppo felici.
La Miss: I sassi sono felici?
Dio: i sassi non soffrono abbastanza.
La Miss: Li ha cacciati perché non soffrivano abbastanza.
Dio: Non per quello che gli era stato dato.
La Miss: Gli era stato dato
Dio: Quello che avevano.
La Miss: Li ha cacciati.
Dio: Sì. Non avevano bisogno di me. Ed erano a casa mia. Dopo tutto.
La Miss: Già.
Dio: Troppo facile. Troppo comodo.
La Miss: Non avevano niente.
Dio:Gli ho dato la vita, gli ho dato la morte.

sabato 17 novembre 2012

17|11|12

le contraddizioni 
non si pacificano con la guerra
ma si posticipano
perché la guerra crea un sollievo
dà l'illusione di avere più chiaro tutto

che la giustizia si apra un varco.
non importa bene cosa sia questa giustizia
se risalga a un giorno a un anno
a cinquantanni o a mille
è come se ammazzarsi fosse una cura
contro la fatica di pensare alle cose umanamente
troppo difficili.
se ci fosse dio, basterebbe un fulmine.

venerdì 5 ottobre 2012

appunti su La bicicletta rossa

io partirei dal fatto che non si sa più chi è il nemico.
il nemico una volta lo si sapeva, era il lupo.
qui c'è un cattivo, ci sono dei cattivi, ma non hanno faccia.
anche i sistemi economici, una volta era tutto o così o così: marx, il capitalismo, si poteva dire: qua stanno i sistemi economici buoni, che vogliono il bene dei poveri e qua stanno quelli cattivi, che vogliono ingrassare solo pochi potenti.
ma poi si è scoperto che anche i sistemi buoni, se applicati alla cazzo, davano come risultato sempre l'oppressione e la miseria da una parte (tanta) e la ciccia grassa dall'altra (poca)

adesso è tutto difficile perché non si riesce neanche a rappresentare, 

a farsi un'idea chiara del perché succeda quello che succede.
non c'è più il capitalista col cappello, 

non c'è più il principe col castello
non si vede dove va
la ricchezza.
ci si accorge solo che non c'è.
qua non c'è
qua neanche
dove sarà?
chi ce l'avrà?
mah

e allora uno si chiede: se qua non c'è
beh, sarà che qualcuno se l'è messa da parte

chi  la vede? 
tu la vedi?

mi sa che c'è qualcuno da qualche parte
che sta troppo bene
visto che qualcun altro da qualche altra parte
sta troppo male.

però il perché, (le inferenze logico causali)

mi sfuggono.
la borsa, i titoli, lo spread,
tutte queste cose virutali che vanno su e giù
e fanno diventare povera la gente
sono troppo lontane da me
non riesco a metterle in relazione
con la mia situazione
e perciò rischio di rassegnarmi
perché se uno una cosa non la capisce
cosa fa?
spallucce.
si compra un gratta e vinci
o se ci crede
prega.



baci a tutti

venerdì 7 settembre 2012

6-7|09|12

1
prendo a calci i miei pensieri
per metterli a posto
perché non ho voglia di piegare niente
nei cassetti.
2
la vera guerra non la conosci
la vera guerra la fanno quelli che non hanno scelta
e per loro fortuna si trovano attrezzati
a vincere delle cose

che in futuro si riveleranno loro
sorprendentemente efficaci
alla sopravvivenza e talvolta persino di più.
3
invece noi come si è detto
siamo rimasti tanto a lungo ad aspettare
seduti a guardare l'acqua scorrere
contemplativi e dubitativi
con tutti i vizi del mondo
e alla fine è normale, perdere i treni
scusa, neanche un po' strano.
tutto qua.
c'era da dirlo.
4
a me, se uno mi dicesse che prima o poi mi sarei messa un paio di scarpe del genere, gli avrei sputato in faccia
dallo schifo che mi fanno.
invece poi, come vedi me le sono messe,
e ci sto bene.
cammino.
 
5
mezz'ora massimo per costruire una trama. di più non serve. un minuto di più e la trama comincia a disfarsi. come nella vita.

6
quando saremo ricchi avremo delle sedie comode o al limite anche delle poltrone o comunque delle sedie non così dure.
 
7
un giorno apriremo la finestra e avremo tutto un fuori molto più bello, con degli stambecchi e il mare.
 
8
non pensavo che sarebbe arrivata una mattina che mi sarei svegliata alle dieci senza sensi di colpa. invece è arrivata. dev'essere che tanto, che mi svegli o no, che mi alzi o meno, sul piano della produttività nazionale (e al limite anche internazionale) neanche oggi sono credibile.
 
9
non può essere sempre colpa dell'entropia. qualche volta potrebbe essere tua la colpa, per esempio.
  

mercoledì 5 settembre 2012

5/9/2012


Mi manca qualcosa di cui non so dire il nome, non so fare il disegno, non so parlare.
Sono sicura che andrà tutto bene, ma non so se questo tutto comprenderà anche me.



martedì 12 giugno 2012

shorts stories con la parola cazzo


1
c'era una volta una formica che non sapeva di essere una formica. incontra un'altra formica e pensa - che sfigata quella cosa lì, con le zampette che mi è appena passata di fianco. poi incontra un'altra formica, e pensa - oggi ne passa di gente messa male madonna. poi si vede riflessa in una goccia d'acqua e pensa - non sarò mica una cosa tipo quelle che ho visto passare prima? si guarda meglio: ma non mi dire, sono proprio una formica del cazzo anch'io.
allora poi, da quel momento, quando incontra altre formiche, le guarda con meno spocchia.
 
2
c'era una volta una rana in uno stagno. tutte le sere gracidava con le sue amiche sul bordo dello stagno mentre i maschi erano a caccia di zanzare. faceva una vita molto tranquilla e regolare. un giorno però si dice- cazzo, mi rendo conto che in tutta la vita non sono mai stata da nessuna parte. sempre qua a gracidare tutte le sere. non c'è una volta una sera che abbia fatto una cosa qualunque che non fosse gracidare.mai. non mi è mai neanche venuto in mente che magari potevo chessò, farmi un giro, andare a dare un'occhiata quel che succede qua intorno. niente.solo stagno e gracidare tutta la porca vita.
allora da quella sera non gracida più.

3
c'era una volta un asina. c'era una volta io che mi ero innamorato di quell'asina. tutte le volte che potevo le davo un bacio sul naso. il naso degli asini è morbidissimo e sopra ha dei piccoli pelettini che pungono un po' le labbra ma non fanno assolutamente male, anzi. cazzo. era bellissimo baciarmi la mia asina.

4
c'era una volta un orso grassissimo. quest'orso non aveva amici perché non gliene fregava niente. stava bene da solo sotto il suo albero di gelso. era molto grasso e qualche volta pensava - uno di questi giorni mi faccio una corsetta tanto per dimagrire.
però questa corsetta mai che la facesse. una volta era stanco, una volta non c'aveva voglia, una volta faceva troppo caldo. insomma, pensava l'orso - se corro o non corro sono fatti miei. non è che c'è qualcuno che
mi controlla e mi dice cosa devo o non devo fare. allora poi l'orso ad un certo punto una bella mattina si alza, si stira, e bel bello si fa una corsetta. la cosa gli piace e il giorno dopo ne fa un'altra e anche il giorno dopo. dopo poi, tutte le mattine l'orso si fa la sua corsetta e dopo alla fine dimagrisce. però poi un giorno l'orso, mentre corre si dice- che idea del cazzo questa di correre, non so proprio come mi sia venuta. è proprio un'idea del cazzo. però continua a correre, perché ormai si era abituato.

5

c'erano una volta un bruco e una farfalla. il bruco guardava la farfalla con un certo interesse. pensava di mangiarsela. allora la farfalla gli dice - guarda che ti ho capito tu che cosa stai pensando, di mangiarmi eccetera. ti avviso subito che è un'idea del cazzo.primo perché ho le ali e scappo. secondo perché tra un po' anche tu diventi farfalla. non ci si mangia tra gente della stessa categoria.

6

c'erano una volta un elefante e un topo. Elefante - dice il topo. ma l'elefante non sentiva perché era troppo in alto e anche perché stava facendo un'altra cosa. allora il topo gli dice di nuovo- elefaaaante. ma niente. l'elefante non lo sente. allora il topo sale sulla zampa dell'elefante si arrampica su su fino all'orecchio dell'elefante e ci urla dentro: elefanteeee
allora l'elefante prende il topo con la proboscide, lo tiene appeso per la coda e gli dice - che cazzo vuoi che urli così, sei scemo o cosa?
e il topo gli risponde - scusa, mi sentivo solo.


giovedì 26 aprile 2012

questa è LA TRISTE STORIA DELLA GALLINA E DEL PULCINO FILOSOFO



che la gallina aveva questo pulcino piccolo e gli dava sempre i vermi da mangiare
e il pulcino mangiava e guardava il mondo. diventava un pulcino grasso e fannullone.
poi la gallina andava in giro a cercare vermi, e il pulcino non faceva niente, e si sentiva molto filosofo. allora il pulcino e la gallina erano rimasti d'accordo che siccome il pulcino era filosofo la gallina era la mamma del filosofo e doveva andarne fiera. e portargli i vermi.
poi il pulcino divenne un gallo.
ma ormai le cose stavano così, che la gallina si era abituata a cercare i vermi per tutti e due, e non le pesava, anzi.
poi il gallo, mentre guardava il mondo e filosofava, vide che c'erano dei galli e delle galline che cercavano vermi e li osservò con attenzione. poi filosofò: che vita infame dev'essere, quella di starsene tutto il giorno a cercare vermi con il becco rivolto verso il basso. che tristezza la vostra vita - disse.
allora uno di quelli che cercava i vermi gli rispose - hai proprio ragione, e continuò a cercare vermi e varia roba, per terra.
poi non successe niente per parecchio tempo.
le cose non cambiarono.
la gallina andava e veniva e portava vermi al pulcino  filosofo, che ormai era un gallo, anche piuttosto in là con gli anni.
poi un giorno la gallina, mentre era in cerca di vermi, incontrò una volpe, che le disse - ciao bella gallinella vecchia, che fai?
- niente. vado in cerca di vermi per me e per mio figlio il filosofo.
- ah, disse la volpe, hai un figlio!
-sì, disse la gallina, è un filosofo.
-ah, rispose la volpe, che bello. dev'essere una grande soddisfazione avere un figlio filosofo.
- abbastanza, rispose la gallina, molto inorgoglita.
- e dove risiedete? chiese la volpe
- giù di là, dietro quella collina, vicino al fiume. viviamo sotto il pero.
- bella zona, disse la volpe.
poi la volpe si mangiò la gallina.

il filosofo aspettò un paio di giorni, filosofò, filosofò filosofò. poi, non essendoci vermi in arrivo, cominciò a sentire forti i morsi della fame. e fu lì che si rese conto che in tutta la vita non aveva mai cercato un verme. ci pensò su un po'.

  
però non molto a lungo, perché la volpe se lo mangiò.

sabato 25 febbraio 2012

solo due cose

solo due cose:
quando io e mio fratello andavamo a dormire da nostro padre,
il turno del giovedì, mi pare, o del martedì (ma più il giovedì),
la mattina pioveva sempre. Non erano mai piogge torrenziali, ma una pioggina fitta che quasi non si percepiva con gli occhi. Era la pioggia del mattino degli anni settantacinque o settantasei o settantasette, di quando la FIAT buttava ancora in aria grandi quantità di cose. Così, noi andavamo (non per mano) con la cartella, fino alla paletta dell'autobus. Non faceva freddo, dovevamo solo stare attenti a non sbagliare fermata e a cambiare in piazza robilant per arrivare a scuola. Non eravamo soli, perché sull'autobus c'erano tantissime persone, ma non ne conoscevamo nessuna. non ci tenevamo per mano, anche se forse avremmo voluto, perché dovevamo stare attenti a quando scendere.

la seconda è che quelle mattine, nostro padre, per colazione ci dava i soldi per andare alla latteria di sotto a comprare due budini, di quelli nella vaschetta di plastica, per la colazione. A volte li prendevamo neri, al cioccolato, a volte bianchi. quelli bianchi, alla crema, duravano di meno, quando li mangiavi, perché erano più buoni. Mio fratello, il suo, lo mangiava comunque più lentamente di me: cominciava dal bordo e procedeva in modo sistematico, regolare, simmetrico, fino alla fine del budino. Io invece ficcavo il cucchiaino a casaccio e non ci pensavo, che così sarebbe finito subito.