martedì 12 giugno 2012

shorts stories con la parola cazzo


1
c'era una volta una formica che non sapeva di essere una formica. incontra un'altra formica e pensa - che sfigata quella cosa lì, con le zampette che mi è appena passata di fianco. poi incontra un'altra formica, e pensa - oggi ne passa di gente messa male madonna. poi si vede riflessa in una goccia d'acqua e pensa - non sarò mica una cosa tipo quelle che ho visto passare prima? si guarda meglio: ma non mi dire, sono proprio una formica del cazzo anch'io.
allora poi, da quel momento, quando incontra altre formiche, le guarda con meno spocchia.
 
2
c'era una volta una rana in uno stagno. tutte le sere gracidava con le sue amiche sul bordo dello stagno mentre i maschi erano a caccia di zanzare. faceva una vita molto tranquilla e regolare. un giorno però si dice- cazzo, mi rendo conto che in tutta la vita non sono mai stata da nessuna parte. sempre qua a gracidare tutte le sere. non c'è una volta una sera che abbia fatto una cosa qualunque che non fosse gracidare.mai. non mi è mai neanche venuto in mente che magari potevo chessò, farmi un giro, andare a dare un'occhiata quel che succede qua intorno. niente.solo stagno e gracidare tutta la porca vita.
allora da quella sera non gracida più.

3
c'era una volta un asina. c'era una volta io che mi ero innamorato di quell'asina. tutte le volte che potevo le davo un bacio sul naso. il naso degli asini è morbidissimo e sopra ha dei piccoli pelettini che pungono un po' le labbra ma non fanno assolutamente male, anzi. cazzo. era bellissimo baciarmi la mia asina.

4
c'era una volta un orso grassissimo. quest'orso non aveva amici perché non gliene fregava niente. stava bene da solo sotto il suo albero di gelso. era molto grasso e qualche volta pensava - uno di questi giorni mi faccio una corsetta tanto per dimagrire.
però questa corsetta mai che la facesse. una volta era stanco, una volta non c'aveva voglia, una volta faceva troppo caldo. insomma, pensava l'orso - se corro o non corro sono fatti miei. non è che c'è qualcuno che
mi controlla e mi dice cosa devo o non devo fare. allora poi l'orso ad un certo punto una bella mattina si alza, si stira, e bel bello si fa una corsetta. la cosa gli piace e il giorno dopo ne fa un'altra e anche il giorno dopo. dopo poi, tutte le mattine l'orso si fa la sua corsetta e dopo alla fine dimagrisce. però poi un giorno l'orso, mentre corre si dice- che idea del cazzo questa di correre, non so proprio come mi sia venuta. è proprio un'idea del cazzo. però continua a correre, perché ormai si era abituato.

5

c'erano una volta un bruco e una farfalla. il bruco guardava la farfalla con un certo interesse. pensava di mangiarsela. allora la farfalla gli dice - guarda che ti ho capito tu che cosa stai pensando, di mangiarmi eccetera. ti avviso subito che è un'idea del cazzo.primo perché ho le ali e scappo. secondo perché tra un po' anche tu diventi farfalla. non ci si mangia tra gente della stessa categoria.

6

c'erano una volta un elefante e un topo. Elefante - dice il topo. ma l'elefante non sentiva perché era troppo in alto e anche perché stava facendo un'altra cosa. allora il topo gli dice di nuovo- elefaaaante. ma niente. l'elefante non lo sente. allora il topo sale sulla zampa dell'elefante si arrampica su su fino all'orecchio dell'elefante e ci urla dentro: elefanteeee
allora l'elefante prende il topo con la proboscide, lo tiene appeso per la coda e gli dice - che cazzo vuoi che urli così, sei scemo o cosa?
e il topo gli risponde - scusa, mi sentivo solo.


domenica 10 giugno 2012

aruspici

1
presto si dice che ci saranno dei cambiamenti epocali
di cui non si può dire niente.
non è la gabbia. la gabbia
qui non si parla d'altro
non si parla d'altro.
qui non si parla d'altro
anche perché sotto
cosa vuoi che sia
ad esempio un'altra gabbia
se vuoi
cosa vuoi che sia.
non sarà altro.
sono in molti oggi
vengono a guardarci
prendono noi ad esempio
vengono a guardarci per imparare.
non hanno le ali
vengono a volare
lo stesso.
se fosse tutto nell'occhio
quando
per cortesia tutti in piedi
non date ascolto
al canto
che viene dal nostro canto

prendi ad esempio questo
piccolo
un esempio su tutti
il grande immenso volo
limato
illimitato
che prendiamo
per l'esempio
da cui non si scappa.

col becco 
logori 
il tempo
tenendolo poco
alla volta poco
alla volta
e non sapendo.

e non sapendo.

la mano dice bene
predica in un soffio
tutto quel che c'è
da predire.

la mano
è chiara.
noi siamo il loro volo.
dicono.

nel volo loro vedono.

la predizione.



2
il volo è alto
si accostano
si allineano
vanno lontano.
il solco è strano.

prendono tempo,
la loro mano.

vedono perché li guardiamo
la guerra 
o le nostre piccole abitudini
di terra.

gli occhi sono piccoli
da lassù
ci vedranno ancora?

incrociamo.
chiamano.
si chiamano.
si contano.

noi non lo sappiamo.
perché noi non lo sappiamo.
prendiamo quello che vedono
come un dio
lontano.

il loro volo
cade 
nel vuoto.

era il giorno
che il loro volo
non si capiva più.

anche i saggi
anche gli anziani
erano allarmati.
ma non lo dicevano alla popolazione.

la popolazione
li guardava a testa alta
aspettava
la muta predizione.






02.17

ora lo prende ora no 
lo prende a tempi 
limitati nel tempo
questo tempo in cui
dimora.

11.06.12


visto ancora una lucciola
passare al buio
quasi
inosservata.


martedì 5 giugno 2012

io poi davvero

scusa per ieri, sono stata goffa al telefono,
una cosa idiota.
avevamo questo problema del telo e la prima cosa che ho pensato è che la soluzione fosse chiederti il velluto.
però non volevo chiamarti per via del nostro litigio
allora dentro di me combattevano due anime, 
quella che voleva e quella che non voleva.
quella che voleva voleva il velluto, ma anche parlarti, fare 
la pace con te
quella che non voleva, non voleva il velluto e teneva in mano un'ascia di guerra.
poi alla fine senza pensarci troppo, dato che il tempo spingeva, l'ho fatto. ti ho chiamato
ma disponevo solo delle parole sbagliate
e dev'essere uscito un tono tipo: non voglio nient'altro che il velluto, se non ti spiace, per il resto:niet.
così, mi sono resa conto che il velluto forse era più un mezzo che un fine
ma era tardi
perché anche tu che palle
poi mentre tornavo a casa mi è venuto in mente 
quanto tu mi sia caro
aldilà del lavoro della scrittura del teatro 
del trattato sulle marionette e tutto.
e niente. 
te lo dovevo dire.
diciamo che questa comunicazione non incide
sulle comunicazioni precedenti.
lascia il tempo che trova.
non voglio riconciliarmi con te. .
però è importante che tu sappia
che  anche in questo stato di guerra,
se ti incontrassi armato in campo nemico 
io poi davvero
non ti sparerei.